Neil Barrett scommette sulla distribuzione, non solo incrementando la propria rete di vendita fisica, che conta 30 monomarca e oltre 550 clienti wholesale, ma anche la presenza online. Tra i progetti del brand, infatti, c’è l’apertura del primo monobrand nel Regno Unito, il quale troverà casa a Londra, in Conduit Street, nel quartiere di Mayfair, e sarà aperto entro la fine del 2018. Il negozio si svilupperà su una superficie di 200 metri quadrati su un unico livello e rappresenta un passo importante per il brand in quanto il suo fondatore, Neil Barrett appunto, è inglese. A questo, seguirà anche una prima boutique negli Stati Uniti nel 2019, area in cui il brand è presente solo tramite multibrand come Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus, Bergdorf Goodman, e in cui intende svilupparsi anche grazie al lancio del nuovo sito e-commerce, sviluppato in collaborazione con Farfetch Black & White.
“Ad oggi, il sito presenta funzionalità e-commerce perfettamente funzionanti e una shopping experience di qualità, ma non ha ancora raggiunto il massimo del suo potenziale”, ha raccontato a Pambianconews il CEO Carlo Barone Lumaga. “È prevista una fase due, che verrà attuata entro la fine del 2018 e che prevede l’implementazione di un’area estensiva che ospiterà contenuti ‘shoppable’ e permetterà agli utenti di rimanere in costante contatto con il marchio e le sue proposte”. La piattaforma, come raccontato da Barone Lumaga, arriverà a pesare, durante il primo anno, circa il 2% del giro d’affari del brand, con l’obiettivo di portare l’incidenza a quota 10% nei prossimi 5 anni. Attualmente il brand è distribuito online tramite piattaforme terze come MrPorter, Matches Fashion, Ssense, LuisaViaRoma.
Neil Barrett ha chiuso il 2017 a quota 90 milioni di euro di volume d’affari consolidato e tra i mercati di riferimento vede l’Europa, la quale pesa per il 43 per cento, con in testa Regno Unito (11%), Italia e Germania, il Far East, che pesa per il 44% con Cina e Macao in prima linea, seguiti da Giappone e Korea, e le Americhe, che pesano per il 9 per cento. Il resto del business è diviso tra Middle-East e Russie.



