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La moda batte tutti in Italia. E sfida la Francia

Di Giulia Sciola
22 Feb 2017
La moda batte tutti in Italia. E sfida la Francia

Look Moncler

La moda italiana cresce (e aumenta i dipendenti) a ritmi più sostenuti del resto della manifattura del Paese. E mostra una solidità finanziaria che le consente di sfidare i competitor francesi. A rivelarlo è l’indagine annuale sul settore moda italiano di Mediobanca, presentata questa mattina, che precisa come nel 2015 la grande manifattura del nostro Paese abbia segnato un fatturato in crescita del 4,8%, a fronte del +9,4% delle aziende moda e del +8,9% dei maggiori 15 gruppi del settore (Top15Moda).

Nel periodo 2011-15, inoltre, i ricavi aggregati delle Aziende Moda Italia (140 società con fatturato 2015 di almeno 100 milioni di euro) hanno segnato una crescita del 28,4% (passando dai 48,8 miliardi di euro del 2011 ai 62,6 miliardi del 2015) contro quella più consistente delle Top15Moda (15 maggiori gruppi per fatturato – abbigliamento, occhialeria, pelletteria – tra il 2011 e 2015): +30,1%, ovvero dai 23,3 miliardi di euro del 2011 ai 30,3 miliardi del 2015.

L’incremento delle vendite ha portato a una consistente crescita occupazionale tra le imprese del settore. Nel periodo 2011-15, la forza lavoro è infatti aumentata del 21,2%, coinvolgendo oltre 57mila nuovi dipendenti, per un totale addetti che, nel 2015, arriva a circa 327mila unità.

Guardando alla redditività operativa, nel periodo 2011-15 il quadro d’insieme permane positivo e superiore a quello della grande manifattura italiana (4,2%), sebbene in leggera contrazione sia per le Aziende Moda Italia (ebit margin del 9% rispetto al 10,1% del 2011) sia per le Top15Moda (ebit margin del 12% rispetto al 13,7% del 2011).

Tra i principali player del fashion, nel 2015 Moncler ha conseguito il valore più elevato (29,2%), seguita da Ferragamo (18,8%), Luxottica (15,8%) e Armani (15,5%), contro il -5,7% di Benetton, l’unica in negativo. Dal 2011 al 2015, invece, il brand che registra l’incremento più sostenuto è Valentino (+102%), seguito da Moncler (+71,5%), Calzedonia (+55,8%), Armani (+46,9%), Ferragamo (+44,8%), Luxottica (+42%), Prada (+38,8%). Continua invece la flessione di Benetton (-25,8 per cento).

Oltre a una crescita maggiore, il settore moda vince la sfida con la grande manifattura anche in termini di solidità finanziaria: “Le aziende della moda – si legge nella nota ufficiale diffusa da Mediobanca – appaiono infatti molto più capitalizzate, con debiti finanziari pari al 31,8% dei mezzi propri e addirittura del 21,7% per il Top15Moda. Altro fattore di diversità è l’abbondanza delle disponibilità liquide, superiori al debito oneroso per le Top15Moda (114,9%), rispetto ad un’incidenza del 76,3% per le aziende moda e del 54,8% per la grande manifattura”.

Impostando un confronto con i cugini francesi, infine, Mediobanca rileva come la mappa della moda d’Oltralpe si discosti  da quella nostrana solo per le dimensioni: il giro d’affari delle Top15Moda Francia è il doppio di quello del Top15Moda Italia, ma risulta molto più concentrato, con il solo gruppo Dior che assorbe la metà dei ricavi dei 15 maggiori player. “In Italia – si legge sempre nella nota ufficiale – sono 13 le società della moda con ricavi superiori al miliardo, in Francia si fermano a sei. Le aziende nostrane crescono con pari velocità di quelle dei cugini d’oltralpe, sono finanziariamente più solide e più liquide, ma meno redditizie”.

 

 

 

 

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