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Expo, ma non per tutti

Di Redazione
09 Nov 2015
Expo, ma non per tutti

Expo

Il turismo ha riacceso i motori. Di certo, sono gli stranieri a trainare lo shopping, ma i flussi cinesi erano inizati prima dell’Esposizione. Si valuterà a riflettori spenti.

Effetto Expo sì, effetto Expo no. L’Esposizione Universale si è appena conclusa e ora è davvero tempo di bilanci. Per tutti. Che l’evento più atteso da Milano (e dall’Italia) negli ultimi anni abbia avuto ricadute importanti sull’economia milanese e lombarda è fuor di dubbio. Ricadute, però, che non sono ancora verificabili se si allarga lo sguardo all’Italia, e che anche nel capoluogo lombardo hanno interessato alcuni settori, primo fra tutti il turismo, e in misura minore gli altri. Meno evidente, per esempio, l’effetto su moda e lusso, dove pareri e commenti degli operatori sono discordanti fra loro. Da una parte, infatti, ci sono gli associati di Federazione Moda Italia, che vedono una ripresa, ma a macchia di leopardo. Dall’altra i protagonisti del fashion di fascia alta, secondo i quali il buon andamento dei rispettivi negozi non si può attribuire a Expo. Due visioni non esattamente opposte, ma dalle quali emerge una indeterminatezza che conferma come l’effetto Expo sia da studiare. posizioni diverse Il lusso non nasconde di aver registrato buone performance. “La ragione per cui abbiamo avuto una crescita a doppia cifra è da attribuirsi alla presenza e all’aumento di turisti cinesi in Italia”, ha detto a Pambianco Magazine Guglielmo Miani, amministratore delegato di Larusmiani e presidente dell’Associazione di via Montenapoleone, che fra i suoi oltre 130 brand associati nelle cinque vie del Quadrilatero comprende anche dodici hotel 5 stelle lusso e alcuni fra i migliori ristoranti di Milano. Tuttavia, “in questo momento bisogna stare molto attenti ad attribuire a Expo gli aumenti delle vendite nel nostro settore – ha continuato Miani – perché non ci risulta che l’evento di per sé abbia portato un grande giro d’affari nei nostri negozi”. Diversa la posizione di Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia. “Un effetto-Expo c’è stato, ma a macchia di leopardo”, ha spiegato a Pambianco Magazine. Per di più, secondo il presidente, “i vantaggi si sono visti presso le grandi griffe, grazie al flusso di stranieri”.

SHOPPING POCO ITALIANO
Di certo, l’Esposizione Universale ha avuto un inevitabile effetto traino per il turismo a Milano: dall’aumento di luglio (+19%), al vero e proprio boom di agosto (+49%) e di settembre (oltre il 50%), per finire con un ottobre sulla stessa scia dei mesi precedenti. Con effetti sullo shopping ancora poco legati agli italiani. Tra giugno e agosto, Milano ha veicolato il maggior numero di acquisti nel settore fashion, fatti dagli italiani in vacanza. Il presidente di Federazione Moda Italia ha evidenziato, però, che le cifre sono state comunque basse: +4,9% l’abbigliamento a giugno contro una media del 2,8%, a luglio invece soltanto un debole +0,5% contro un calo nazionale dell’1,6 per cento. Calo generale, invece, ad agosto: pari all’1% sia per Milano che per il resto d’Italia. E anche nella stessa Milano, l’andamento del comparto moda è stato “a macchia di leopardo”, situazione che non permette di sentirsi “davvero soddisfatti”, ha detto il presidente di Federazione Moda Italia: il riferimento non è solo alle periferie, ma anche ad alcune delle vie commerciali più famose di Milano, come corso Vercelli e corso Buenos Aires. “Lì, le vendite sono andate bene ma non troppo, considerati gli acquisti fatti dai negozianti proprio in vista di Expo, e rimasti invenduti”, ha continuato Borghi. Dunque, pochi italiani con la carta di credito in mano, sia per Montenapoleone sia per il resto delle location moda milanesi e nazionali. Al contrario dei turisti stranieri. I volumi di spesa dei consumatori esteri a Milano fra luglio e agosto, rilevati da Visa Europe, sono saliti a 189,6 milioni di euro, il 29,3% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con l’abbigliamento in progresso del 31% a 76,2 milioni. Un risultato, fra l’altro, in linea proprio con i primi due mesi di Expo, maggio e giugno 2015 (189,7 milioni di euro). Top spender sono stati, appunto, i cinesi, che a luglio e agosto hanno speso più di 21 milioni di euro, oltre il 107% in più rispetto al 2014. Secondi, i francesi, con un +117% a 20,6 milioni di euro), seguiti da statunitensi, britannici e russi. Russi che, però, sono “drammaticamente calati”, ha sottolineato Visa Europe, così come gli svizzeri.

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QUELLI CHE C’ERANO GIÀ
Il punto, dunque, è quanto l’Expo abbia agito da traino degli stranieri. Attenzione, ha ripreso Miani, “è vero che i cinesi hanno sostituito i russi, ma questo non da maggio, bensì fin dall’inizio di quest’anno”. Tant’è vero che lo stesso aumento di turisti cinesi si è avuto anche a Parigi e a Londra, dove fra l’altro il governo ha deciso di favorire gli ingressi dalla Cina concedendo visti multipli e di maggiore durata. In ogni caso, “Expo è stato molto apprezzato in quanto occasione soprattutto per comunicare il brand Milano e per rilanciare l’immagine dell’Italia – ha concluso Borghi – e oggi viene quindi considerato come un investimento e un’occasione per farci conoscere”. Ecco anche perché il pensiero va inevitabilmente al dopo Expo, quando l’Italia dovrà mantenere alta l’attenzione.

di Teresa Potenza

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