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Pisa e Patek, quando la tradizione vince

Di Valeria Garavaglia
17 Dic 2013
Pisa e Patek, quando la tradizione vince

Laura Gervasoni, Maristella Pisa, Silvana Franco e Fabio Bertini

Laura Gervasoni, Maristella Pisa, Silvana Franco e Fabio Bertini
Un momento della cena nell’ex chiesa di San Carpoforo
L’atmosfera dell’evento Pisa Orologeria – Patelìk Philippe

Riccardo De Prˆà, Laura Gervasoni, Maristella Pisa, Enzo De Prà e Chiara Pisa

Ricorre quest’anno il quinto anniversario della boutique Patek Philippe di Milano, aperta e accolta da Pisa Orologeria nello storico negozio di via Verri, nel cuore del Quadrilatero. Per l’occasione, l’insegna milanese nata negli anni 30 come bottega artigianale di orologi e divenuta punto di riferimento degli appassionati di segnatempo, ha ospitato i clienti nella chiesa sconsacrata di San Carpoforo in Brera per una cena curata dagli chef stellati Enzo e Riccardo De Prà tra i segnatempo della maison, le video installazioni dell’artista Marco Foltran e la musica del Claudio Coccoluto. Il tutto con un risvolto benefico, volto alla riqualificazione delle strutture dell’Accademia di Brera.

Una liaison, quella tra Pisa e il marchio ginevrino, che nel 2014 festeggerà i 175 anni della manifattura, relativamente ‘giovane’, visto che Pisa è concessionaria di Patek Philippe solo dal ’96. Eppure da allora Patek è diventata una delle marche ‘pilastro’ per Pisa. “Nel 2008 – spiega Maristella Pisa, titolare dell’orologeria di famiglia insieme alla sorella Ileana e le rispettive figlie Chiara e Stefania e – si sono liberati due spazi, uno adiacente al nostro negozio in via Verri e uno in via Montenapoleone. Così, abbiamo colto l’occasione e aperto in via Montenapoleone con Rolex e scelto di dedicare il nostro punto vendita storico a Patek Philippe, spostando a fianco il multimarca Pisa dove abbiamo poi aperto un corner Vacheron Constantin. Queste tre marche sono i nostri ‘pilastri’”.

Dal 2008 a oggi il mercato delle lancette haut-de-gamme è assai cambiato. “Inizialmente – prosegue Pisa – la quasi totalità della clientela era italiana. Da fine 2009 ci sono stati i primi acquisti da parte di clienti internazionali che, nel biennio 2010-2011, sono cresciuti a doppia cifra fino al picco massimo del 2012”. Lo scorso anno il gruppo Pisa ha avuto ricavi per circa 50 milioni di euro. Il 2013 è in leggera flessione, “ma stiamo recuperando e siamo fiduciosi per i prossimi mesi”. Anche se lo scontrino medio è in aumento (“gli asiatici preferiscono l’oro rosa, snobbano gli orologi al quarzo e richiedono modelli complicati, spesso senza comprenderne il vero contenuto” dice la titolare) i flussi turistici si sono stabilizzati. E, da acquisti “quasi per fascia di prezzo”, le scelte dei clienti dall’Estremo Oriente oggi sono più mirate su marca e modello, così come quelle dei russi, divenuti “più colti, selettivi e aperti a nostri suggerimenti. Per loro, i brand preferiti sono Ulysse Nardin e poi Breguet”.

In risposta alla richiesta dai nuovi mercati, ma anche di quelli maturi come l’Italia, da sempre Paese di riferimento nel dettare i trend nelle lancette, i player negli ultimi anni stanno mostrando grande vivacità creativa. Ma non sempre il lancio di nuovi modelli è sinonimo di successo. “Oggi più che mai – afferma Fabio Bertini, a lungo DG e oggi consulente di Pisa Orologeria – le marche si devono focalizzare sulla loro identità e sullo sviluppo dei modelli di maggiore interesse per il mercato. Patek Philippe, con il Nautilus o il Calatrava, è un esempio”.

 

 

 

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