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Cinesi ricchi? Anche di più, grazie al “nero”

Di Caterina Zanzi
22 Ott 2013
Cinesi ricchi? Anche di più, grazie al “nero”

I cinesi sono ricchi. E lo sono più di quanto pensiamo. In buona sostanza è questo quanto emerge dalla terza edizione del Chinese Grey Income, lo studio promosso da Wang Xiaolu insieme a Credit Suisse sul reddito sommerso in Cina e sulla sua distribuzione.
La ricerca guidata dal vicedirettore e membro del National Economic Research Institute della China Reform Foundation, l’associazione che promuove studi scientifici riguardo la politica cinese, suggerisce che i dati ufficiali sul reddito delle famiglie del Paese sottovalutino il reale peso degli introiti, soprattutto di quelli più alti e, di conseguenza, sottostimino anche il potere di acquisto dei compratori di beni di lusso. Le statistiche, infatti, non terrebbero conto della vasta economia sommersa del Paese, e dei conseguenti “grey income”, redditi in nero.

Il reddito personale, secondo lo studio, sarebbe molto più alto di quanto dichiarato nell’indagine dal National Bureau of Standards: in particolare, il 10% del reddito pro capite  delle famiglie indicato dall’Nbs sarebbe in realtà più alto del 3,2 per cento. Anche il gap tra i redditi più alti e quelli più bassi sarebbe molto più pronunciato rispetto ai dati diffusi dall’istituto statunitense: secondo lo studio di Xiaolu, la disparità tra i diversi redditi sarebbe pari solo a quella del Sud America, considerato che il 60% degli introiti totali si concentrerebbe nelle mani del 20% delle famiglie cinesi.

Le implicazioni per i gruppi del lusso quotati in Borsa riguardano nomi come Burberry, Swatch, Prada, Tiffany e Chow Tai Fook ben posizionati in Cina  (vedi tabella).

cinesi

 

 

 

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