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Il Parlamento europeo alza il tiro sul Bangladesh

Di Milena Bello
28 Mag 2013

PALAZZO CROLLATO A DACCA

PALAZZO CROLLATO A DACCA
PALAZZO CROLLATO A DACCA

Dopo settimane di polemiche che hanno messo metaforicamente sul banco degli imputati le principali multinazionali dell’abbigliamento, la strage di Dacca in Bangladesh arriva a Strasburgo. Il Parlamento europeo ha approvato nei giorni scorsi a maggioranza quasi bulgara una risoluzione che chiede il rispetto delle responsabilità d’impresa delle multinazionali che appaltano i lavori Oltreoceano e auspica maggiori controlli da parte dei governi locali. Un provvedimento che non ha ancora forza normativa e dunque vincolante per la strategia delle grandi imprese della moda di delocalizzare in queste aree dove il costo del lavoro non supera i 30 euro al mese. Tuttavia, si tratta di un segnale che alza il tono della discussione attorno al lungo elenco di disgrazie sul lavoro culminato nella vicenda del crollo dell’edificio del Rana Plaza che ha causato oltre 1.100 vittime e 2.500 feriti. Secondo una stima riportata nella stessa risoluzione parlamentare, dal 2005 ad oggi 600 lavoratori del settore tessile hanno perso la vita in incendi di fabbriche nel solo Bangladesh, dati che ovviamente non comprendono la tragedia del Rana Plaza, e in molti casi (è il caso dell’incendio della fabbrica Tazreen che produceva per il colosso statunitense Wal-Mart) i proprietari di queste fabbriche sono rimasti impuniti. Al di là delle mosse puramente politiche, il problema della sicurezza in Bangladesh coinvolge in modo diretto l’Unione Europea. Grazie all’iniziativa «Tutto tranne le armi», lanciata dall’Ue per favorire l’export dei Paesi meno sviluppati, il tessile made in Bangladesh non è soggetto a dazi e contingenti, ed è aumentato in modo esponenziale tanto che nel 2012 il Paese ha superato la Turchia come fornitore dell’Europa, conquistando, con le sue 5mila aziende tessili in cui sono impiegati circa 4 milioni di persone, il secondo posto dietro la Cina. La risoluzione potrebbe rappresenta un modo per affrontare il problema Bangladesh senza sospenderne gli aiuti economici. Nel frattempo, anche le aziende cercano di risollevare la propria immagine. Il 15 maggio è stato siglato un accordo sulla sicurezza antincendio e degli edifici in Bangladesh tra sindacati, Ong e circa 40 multinazionali della vendita al dettaglio di prodotti tessili. All’appello mancano ancora Walmart, Gap, Metro, NKD e Ernstings.

 

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