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La moda ritrova la crescita

Di pbadm
04 Giu 2010

Le aziende quotate nei primi tre mesi hanno aumentato i ricavi (+3,4%) e l'utile netto


Sono tutti marchi forti, quotati in Borsa, tranne Prada, che proprio ieri ha precisato che “continua a seguire l'andamento de mercati per valutare il momento più opportuno per riaprire la procedura di quotazione, per la quale tuttavia la situazione attuale non consente di formulare previsioni”.E' un campione di 11 aziende che ha chiuso il primo trimestre con fatturato in crescita del 3,4% a 3,437 miliardi e un ebitda (manca però il dato di Bulgari) aumentato dal 15,7 al 17,1% dei ricavi. Anche l'utile netto (non ci sono risultati di Prada, Stefanel e i Tod's) è salito dal 5,3 al 6%. Dall'analisi delle trimestrali


Dalle analisi delle aziende della moda, realizzata da Pambianco Strategie di Impresa, emerge che “campioni” della crescita per fatturato sono Prada (+26,2%), Bulgari (+11,8%) e Marcolin (+9,9%). In coda Stefanel (-23,4%), Aeffe (-15,2%) e Geox (-13,3%). Quest'ultima, però, figura in testa per l'utile netto (16,1% contro il 18,8% del primo trimestre 2009), seguita da Marcolin (salito al 10,4%)e Luxottica (6,8%).
L'ebitda complessivo delle dieci aziende è alto e in crescita. Più alto di quello di un gruppo di aziende quotate estere: Guess (che è prima tra le straniere per crescita del fatturato, con un aumento del 22,2%), Adidas, Vf Corp, Puma, Hugo Boss: in media arrivano a 13,1% del fatturato dal precedente 7,7%.


Dunque si può finalmente parlare di ripresa? «Meglio rimanere prudenti – risponde Carlo Pambianco – perchè i primi segnali positivi ci sono ma i risultati delle poche aziende quotate non si possono estendere a tutto il mercato. In generale, per il settore della moda prevedo che l'anno chiuderà più o meno come i12009, riuscire a tenere i risultati dell'anno scorso sarà già un buon obiettivo. “Non dimentichiamo – aggiunge- che la crescita si realizza in buona parte nei mercati emergenti, dove però non tutte le aziende sono in grado di arrivare: ci vuole un marchio forte e la capacità di investire nella distribuzione, perchè lì i negozi multimarca non esistono”.


Per i grandi brand, per chi ha già una posizione consolidata nel Far East la domanda c'è, anche negli Stati Uniti il peggio sembra passato, per quanto, secondo gli ultimi dati diffusi ieri, i grandi retailer americani in maggio non hanno avuto andamenti brillanti, fatte salve alcune eccezioni come Saks (+5,8%) o Neiman Marcus (+5,6%). Sotto accusa le pessime condizioni metereologiche che non hanno invogliato gli acquisti. Così come in Italia: “In generale il sell out dei negozi, cioè le vendite ai consumatori, negli ultimi mesi è stato pessimo, grazie anche al tempo che non ha aiutato” conferma Carlo Rivetti, presidente di Sportswear Company.
Quello che davvero torna a crescere in Italia invece è l'e-commerce: +16% nel primo trimestre per un totale di 1,4 miliardi di euro. E l'abbigliamento è quello che traina la corsa con un aumento del 51%.


Estratto da: Il Sole 24 Ore, a cura di Pambianconews


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