Raggiungere un panel di consumatori più ampio possibile è diventato una vera ossessione per le aziende, che pur di centrare l'obiettivo sfruttano tutti i canali a disposizione. Comprese le pellicole cinematografiche, utilizzando quello che in gergo viene chiamato product placement.
Negli Usa è un vero boom. Basti dire che le case del lusso stanno facendo la fila per piazzare i propri prodotti nelle scene del film �Sex and the City�. Ad attrarli è il grande successo registrato dall'omonima e fortunatissima serie tv, che ha fatto la fortuna di alcuni brand come Manolo Blahnik o Jimmy Choo.
In Italia invece la possibilità di inserire prodotti di marca nella trama di un film è stata introdotta solo da quattro anni, ma farlo in televisione è ancora vietato, anche se l'anno scorso la Commissione europea ha approvato una direttiva che estende l'uso di questa pratica al piccolo schermo.
Fatto sta che il product placement piace e le imprese che lo hanno scelto sono già numerose. C'è chi azzarda in almeno 20 milioni di euro il totale delle risorse messe a disposizione dalle aziende italiane nel 2007 per essere presenti all'interno di film in modi diversi: dalla citazione verbale alla presenza del logo; dall'offerta di materiali di scena, riconoscibili, all'abbigliamento dei protagonisti.
Ma se si misura quanto, di questo investimento sia finito nelle casse dei produttori, si scende a non più di 7-8 milioni, concentrati in una decina di pellicole, perché spesso le nostre aziende preferiscono investire in produzioni straniere.
Estratto da Economy del 18/01/08 a cura di Pambianconews


