
Un biennio in rosa per il mobile tricolore, anche perché la scarsa esposizione sul mercato americano lo mette al riparo dalla frenata dell'economia a stelle e strisce. Tuttavia la crescita sugli altri mercati finisce con l'esaltare i nodi strutturali delle Pmi del comparto che dovranno, prima o poi, essere sciolti.
«L'arredamento di design, osserva Carlo Pambianco, presidente dell'omonima società di analisi e consulenza per il settore lusso, non ha vissuto lo stesso boom del fashion. Il business è troppo diverso: dai prezzi del bene ai costi esorbitanti della distribuzione fino al livello degli utili conseguiti».
Intanto il 2007 dovrebbe essersi concluso con aumenti diffusi dei ricavi, soprattutto per le imprese export oriented e per quelle con prodotti alto di gamma. Pambianco Strategie di Impresa stima che l'anno scorso le aziende italiane di mobili abbiano aumentato il fatturato mediamente dell'8-10% e gli utili del 3-3,5%. La produzione realizzata nel comparto dovrebbe quindi aggirarsi intorno ai 3,3 miliardi, con un rapporto medio Mol/ricavi del 9%. I dati non comprendono il leader Natuzzi che, con il suo peso, avrebbe finito con il distorcere i risultati del campione.
Moderate le previsioni nel biennio per il comparto delle cucine, ricavi in crescita del 7/8% e utili netti dell'1-2%, e dell'illuminazione, +8/10% del fatturato e +5-6% per i profitti. Il primo comparto vale poco meno di 2 miliardi, l'altro intorno a 1,2. «La redditività del business dell'illuminazione però, aggiunge Pambianco, è nettamente superiore agli altri, vicino al 13%. Gli apparecchi per l'illuminazione costano molto meno di un mobile e, soprattutto, si adattano meglio in ambienti grandi o piccoli. Le cucine italiane poi sono di alto livello, ma esportarle nei mercati lontani non è facile: è un prodotto che va molto adattato agli spazi».
Dai dati dei bilanci dei settori dell'arredamento emerge che il fatturato medio per le aziende di mobili e cucine è di 43 milioni e per l'illuminazione di 34. «Troppo bassi, conclude Pambianco, per l'era della globalizzazione: le imprese non hanno la massa critica necessaria per gli investimenti né si può sperare che crescano a ritmi tali da colmare il gap. è invece indispensabile che si mettano insieme, integrino le specializzazioni e creino sinergie».
Il consulente pensa ai fondi di private equità con maggiore visibilità, soprattutto Opera e Charme. Ma più recentemente si è fatta sotto la lussemburghese Real estate equity investments che ha acquisito il Gruppo industriale Busnelli e ora sarebbe sul punto di continuare lo shopping.
Il portafoglio di Opera, che si ispira all'italian lifestyle, vantava (e non �vanta� come erroneamente riportato dal Sole 24 Ore) griffe del calibro di B&B, Sector, Itama, Bruno Magli, Unopiù. «Partecipazioni, conclude Pambianco, di settori troppo diversi che finiscono per non creare sinergie sufficienti. Diverso Charme che, sotto un unico cappello, ha unito solo griffe del mobile come Poltrona Frau, Cassina e Cappellini».
Estratto da Il Sole 24 Ore del 21/01/08 a cura di Pambianconews


