
Da ieri chi acquista pellicce italiane avrà una sicurezza in più. A Milano l'Aip (l'associazione che riunisce le aziende del settore), che ha un giro d'affari di quasi 2 miliardi di euro e dà lavoro, indotto compreso, a 40mila persone, ha presentato il progetto Oa, di cui l'Italia è il Paese pilota.
Si tratta di un sistema di etichettatura volontaria (Oa sta per origin assured), nato per garantire il consumatore sulla provenienza della pelliccia che sta comprando. «Comperare una pelliccia con l'etichetta Oa significherà avere la certezza che la materia prima proviene da un Paese in cui esistono leggi a garanzia di una produzione che utilizzala risorsa animale secondo precise normative ed effettuare una scelta consapevole», ha spiegato il presidente di Aip, Mario Paganoni.
Oa può essere definita un'etichetta di filiera: è stata messa a punto con un lavoro congiunto fra le quattro più importanti case d'asta del mondo (American Legend, Finish Fur Sales, Kopenhagen Fur e North American Fur Auctions) e l'International Fur Trade Federation, la federazione che associa 39 associazioni di categoria nazionali, operative in 32 Paesi del mercato mondiale.
L'etichetta Oa potrà essere attaccata solo a una pelliccia o ad altro prodotto finito realizzato al 100% con pelli Oa, vendute a partire dall'asta del dicembre 2006 dalle quattro case d'asta che hanno aderito al progetto.
Un'altra novità in tema di pellicce è arrivata ieri da Bruxelles: il Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Unione europea ha approvato invia definitiva il regolamento che introduce a livello europeo il divieto di importare e commercializzare pellicce di cani e gatti a partire dal 31 dicembre 2008. Anche in questo l'Italia era un passo avanti: nel nostro Paese il divieto era stato introdotto con un provvedimento varato nel 2001.
Estratto da Il Sole 24 Ore del 27/11/07 a cura di Pambianconews


