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Luxottica controcorrente: �Restiamo a Wall Street�

Di pbadm
18 Ott 2007

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«Se proprio devo navigare, allora preferisco l'oceano». Era il 1990 quando Leonardo Del Vecchio pronunciava questa frase. Si riferiva, il fondatore di Luxottica, alla quotazione in Borsa della sua azienda. Non a Piazza Affari, ma a Wall Street, il mercato azionario più importante del mondo.


Un oceano, appunto, rispetto al «piccolo mare» rappresentato dalla Borsa italiana. Nella quale, peraltro, Luxottica ci arrivò dieci anni dopo, alla fine del 2000, si disse per favorire l'ingresso nel capitale degli investitori istituzionali europei. In America il titolo Luxottica ha comunque continuato a essere regolarmente scambiato, sotto forma di Adr, i certificati di deposito che rappresentano le azioni. Successivamente sul listino Usa sono arrivate numerose altre aziende italiane.


Alcune di esse, però, hanno già deciso di uscirne. Del Vecchio, invece, d'intesa con il suo amministratore delegato Andrea Guerra, dimostra di voler andare contro corrente. «Non intendo nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi del delisting», ha detto ieri a margine dell'assemblea di Beni Stabili, di cui è consigliere. Aggiungendo che la quotazione a Wall Street è «per noi un importante biglietto da visita». Una questione di immagine, insomma.
Luxottica (che, ha detto ancora Del Vecchio, fattura in dollari il 65% delle vendite globali e nella moneta Usa è espresso il 65% dei costi) resterà in compagnia di almeno altre quattro società italiane: l'Enel, l'Eni, la Natuzzi e Telecom Italia. Tutte, come 1'azíenda di Agordo, decise a mantenere alta la bandiera del made in Italy.


Estratto da Il Corriere della sera del 18/10/07 a cura di Pambianconews


 

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