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Pambianco: giovani maison al galoppo

Di pbadm
24 Set 2007

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Quali sono le fashion house che si sono messe in luce ultimamente per le loro potenzialità di crescita? Da un'inchiesta sviluppata da MFF, in collaborazione con lo studio Pambianco Strategie di Impresa, è emerso un folto gruppo di aziende che non soltanto ha fatto apprezzare le sue collezioni in pedana ma che ha saputo tradurre gli applausi in numeri record. E che si candida a diventare punto di riferimento per la moda italiana nei prossimi anni.


Tra tutte le performance spicca quella di Marni, griffe improntata a un mercato di respiro internazionale fin dalla sua nascita, che ha chiuso il 2006 con un fatturato di 85 milioni di euro sfiorando il raddoppio rispetto all'anno precedente. E per l'anno in corso è previsto un ulteriore balzo fino a superare la quota di 120 milioni. «Dietro a questi numeri», ha spiegato Carlo Pambianco, titolare dell'omonimo studio di consulenza, «ci sono i coniugi Gianni e Consuelo Castiglioni, artefici di un'attenta politica aziendale di controllo diretto di tutte le attività e di uno stile con molto appeal e molto riconoscibile». La strategia di espansione ha portato la maison milanese a mettere il suo nome su una sessantina di boutique dirette sparse per il mondo e a varare una politica di brand extension, che, dopo aver toccato le linee da uomo, bambino, underwear e occhiali, punta ora alle fragranze.


Ha fatto leva sul prét-à-porter, invece, il boom registrato da Costume National nel 2006, archiviato in progresso del 50% a quota 75 milioni di euro. «è un momento di grande attenzione per il marchio», ha detto Carlo Capasa, amministratore delegato della società, «abbiamo raggiunto una maggiore efficienza a livello industriale. Quest'anno, le vendite nelle nostre boutique dirette stanno crescendo al ritmo del 25%».


Protagonisti di un exploit anche due designer stranieri che hanno trovato l'America in Italia. Vale a dire l'inglese John Richmond, con vendite in progresso del 25 % ogni anno e licenze per orologi e fragranze all'orizzonte, e il belga Dirk Bikkembergs, che dopo aver raddoppiato le vendite nel 2005, sta marciando ora a un ritmo di crescita del 20% nonostante la decisione di cancellare la sua prima linea di abbigliamento femminile dopo poche stagioni dal suo debutto. Lo stilista belga ha chiuso il 2006 con un fatturato di 120 milioni di euro.


Degna di nota anche la spinta registrata dalla veneta Staff international, satellite del gruppo Diesel, che ha terminato il 2006 con un turnover di 112 milioni di euro (+21 %) grazie al business generato dalle griffe di tendenza Dsquared, Martin Margiela e Vivienne Westwood.


Il 2006 sarà un anno da ricordare inoltre per la Blufin di Carpi (Modena), casa di moda che controlla i marchi Blumarine, Blugirl e Anna Mofnari by Rossella Tarabini, che dopo aver sorpassato la fatidica soglia dei 100 milioni di euro di fatturato (l'esercizio record per la società è stato archiviato a quota 102,4 milioni di euro) si prepara ora ad allungare le sue braccia retail su mercati chiave come l'ex Unione sovietica e i paesi arabi.


Estratto da MFFashion del 22/09/07 a cura di Pambianconews



 

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