
Robert Polet, presidente e amministratore delegato del Gruppo Gucci, è approdato tre anni fa, subissato da critiche e scetticismo, alla guida del gruppo icona del lusso mondiale portato alla ribalta dalla coppia Domenico De Sole-Tom Ford. Dalla sua Polet ha oggi due anni di crescita a doppia cifra dei ricavi (15, 9 e 18,1 per cento) e un 2007 da incorniciare, con un «più 55 per cento di utile operativo» in sei mesi che Polet butta lì con la nonchalance di chi si muove nel mondo del lusso. Ma gli occhi tradiscono maliziosi bagliori.
Nessuno ci credeva. ma l'uomo dei gelati&surgelati ce l'ha fatta. Con una squadra praticamente rinnovata nei ruoli chiave, ha centrato il lungo elenco di compiti affidatogli da Francois-Henri Pinault, presidente, oltre che azionista di riferimento, della controllante Ppr: il Gruppo Gucci doveva crescere almeno del 10 per cento l'anno a cambi costanti, i profitti dovevano salire più del fatturato, Gucci doveva raddoppiare in sette anni e infine ogni brand doveva avere un posizionamento specifico.
Il risultato? Per la prima volta nella sua storia il marchio Gucci, che Polet, a caccia di un «suo» Tom Ford, ha affidato alla stilista Frida Giannini, con tutte le linee, dagli abiti alle borse, ai gioielli, ha superato quota 1 miliardo di vendite nel primo semestre 2007. E se Yves Saint Laurent resta la nota dolente, anche se ha ridotto le perdite, altre griffe, da Boucheron a Balenciaga, hanno raggiunto il pareggio in anticipo, mentre Bottega Veneta corre verso i 300 milioni di fatturato e si afferma come sinonimo del nuovo superlusso.
Di più: se il colosso Lvmh di Bemard Arnault, che schiera tra l'altro il pezzo da novanta Louis Vuitton, resta il doppio in termini di vendite assolute (solo nel lusso vale 8,4 miliardi di curo contro i 3,6 del Gruppo Gucci), la squadra dei brand controllati dalla Ppr di FranSois-Henri Pinault corre più veloce. Di poco, certo, meno di tre punti percentuali (il 14,8 per cento contro il 12 per cento di Lvmh a cambi costanti, il 9,4 contro il 6 per cento a cambi correnti), ma è qualcosa che gli addetti ai lavori hanno subito notato. Dove vuole arrivare Polet, qual è il motore di tanto successo?
�L'energia che deriva dalla motivazione delle persone: è questo l'ingrediente che rende la nostra benzina diversa da quella di altri. Ciascuno si sente, e di fatto è, padrone del brand su cui lavora, così dà il massimo. La gestione di un brand è un lavoro serio, fatto anche di numeri e strategie, ma nel settore del lusso più che altrove le persone fanno la differenza, e quindi è necessario un approccio più da allenatore che da manager direttivo. Il mio sforzo è dare la linea e creare l'ambiente giusto perché la creatività fiorisca, in libertà�, ha rivelato Polet che parlando di crescita continua:
�Negli ultimi tre anni il fatturato del gruppo è aumentato a una media del 16 per cento, mentre avevamo come obiettivo dichiarato il 10. Credo che alla fine la media del 10 fino al 2011 sarà quella giusta, anche perché più si diventa grandi più è difficile crescere a due cifre�.
Parlando di lusso Polet conclude: �Credo che il vero lusso sia lo star bene, noi vendiamo emozioni, vendiamo sogni�.
Estratto da Panorama del 21/09/07 a cura di Pambianconews


