«Abbiamo sempre detto che Milano e Firenze, i due grandi poli della moda italiana, hanno un unico obiettivo: promuovere il sistema Italia, collaborando e migliorando l'offerta di prodotti e servizi. Non possiamo quindi che guardare con interesse a iniziative come quella annunciata da Pitti Immagine, dove a gennaio 2008 debutteranno, accanto alle collezioni da uomo, le precollezioni donna. Però vorremmo sottolineare ancora una volta due cose: da un lato la necessità di coordinarci nel lanciare e comunicare nuove iniziative, dall'altro quella di rispettare il Dna delle due città: Milano deve restare il punto di riferimento per le sfilate, Firenze per le manifestazioni fieristiche».
Mario Boselli, presidente della Camera della moda, commenta così la decisione di Pitti immagine, annunciata a sorpresa lunedì. Tra le righe si legge qualche velata perplessità: fino a oggi infatti Firenze era stata identificata con la moda maschile e come sottolinea lo stesso Boselli, in questo era riuscita a sopravanzare di gran lunga gli eterni rivali francesi. Ma con l'arrivo della donna lo scenario cambia, anche perché a Firenze ci saranno le precollezioni, che “anticipano” ciò che si vedrà in passerella a Milano appena un mese dopo, nel febbraio 2008.
«è normale che la Camera nazionale della moda guardi con attenzione a un'iniziativa di questo tipo, commenta l'amministratore delegato di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone. Nel panorama internazionale, però, non è più possibile applicare le vecchie logiche. Bisogna sperimentare, essere pronti a proporre soluzioni innovative, avere la capacità di immaginare un modello organizzativo del sistema fieristico diverso dal solito».
Il nodo non è rappresentato dal dualismo Milano-Firenze, com'era venticinque anni fa quando fu trovato un accordo che divideva ruoli e compiti. La questione, oggi, riguarda la capacità di dare risposte adeguate alle esigenze del mercato, ed è intorno a questo punto che la filiera ha iniziato a riorganizzarsi. «Siamo dell'avviso che Pitti Uomo debba restare focalizzato sulla moda maschile, ma visto che in Italia possiamo migliorare nettamente nel prét-à-porter femminile, ben vengano queste sperimentazioni, che se si affermano e consolidano possono trovare sedi definitive anche diverse dall'originale», commenta Paolo Zegna, presidente di Sistema moda Italia.
Il cambiamento è richiesto dai produttori e anche dai compratori, che frequentano le fiere e realizzano circa il 70% degli acquisti proprio nelle precollezioni.
Estratto da Il Sole 24 Ore del 16/09/07 a cura di Pambianconews


