L'Italia della moda è quasi orfana dei suoi padri e sarà difficile sostituirli con personaggi altrettanto carismatici. Il primo ad andarsene è stato, nel luglio 1997, Gianni Versace. Dieci anni più tardi, il 17 giugno scorso, è morto Gianfranco Ferré, a 63 anni non ancora compiuti. Martedì la cerimonia degli addii si è ripetuta, ma questa volta senza lutti: Valentino Garavani, classe 1932, si è ritirato da direttore creativo della maison che porta il suo nome.
Le grandi griffe create dagli stilisti italiani continueranno però a esistere, grazie al lavoro di decine di designer destinati a restare più o meno nell'ombra: inventarsi e imporre un marchio è impresa sempre più difficile, mentre gli uffici stile sono alla perenne ricerca di talenti e quando li trovano li pagano profumatamente. Per non parlare dei grandi gruppi, che preferiscono quasi sempre rinverdire un marchio “dormiente” o appannato dal punto di vista economico, piuttosto che investire soldi su una griffe giovane e sconosciuta: basti pensare a operazioni di successo come l'acquisto di Bottega Veneta da parte di Ppr o di Fendi da parte di Lvmh.
Tra i padri della moda italiana resta di fatto solo Giorgio Armani, tra tutti quello con l'impero economico più solido, articolato e che non ha subito, nel corso degli anni, riorganizzazioni degne di nota, né cambi di proprietà, come è invece successo a Ferré (ora parte di It Holding) o a Valentino, che sta per aggiungere un nuovo capitolo alla sua storia economica: si chiude oggi l'Opa da 2,6 miliardi di euro lanciata dal fondo di private equity inglese Permira sull'intero Valentino Fashion Group.
Estratto da Il Sole 24 Ore del 7/09/07 a cura di Pambianconews


