«Basterebbe far rispettare le regole che già ci sono e molte cose cambierebbero». Ernesto Gismondi, fondatore, con Sergio Mazza, di Artemide, storico marchio del design votato all'illuminotecnica, è molto duro sull'argomento contraffazione, un tema spinoso per le aziende per le quali la creatività è un asset determinante. «Tutti sanno che le merci cinesi arrivano in Italia attraverso il porto di Napoli, per essere smistate e partire verso ogni angolo d'Europa. Eppure nessuno interviene. E non si venga a dire, commenta Gismondi, che occorrono leggi speciali. Sarebbero più che sufficienti controlli sistematici, per arginare il fenomeno».
La lotta alla contraffazione come pure la rigorosità nei controlli rappresentano, però, solo uno dei terreni su cui intervenire per tenere alta la penetrazione del made in Italy nel mondo. Una partita, come dimostra l'esperienza di Artemide, presente ormai in oltre 90 mercati, che deve essere giocata all'attacco, facendo leva in primo luogo sulla costante capacità di innovare.
Un difficile contesto che non pesa di certo sui conti di Artemide, un gruppo nato negli Anni 50, che dei 107,5 milioni di fatturato del 2006 (in crescita del 10,4%) ne realizza ben il 70% oltre i confini nazionali.
Estratto da Monthly del 19/07/07 a cura di Pambianconews


