
In vent'anni la Dolce & Gabbana è passata da zero a oltre un miliardo di euro di ricavi. Se, però, si guarda la scomposizione delle aree da cui questi ricavi arrivano si vedono anche le possibilità di sviluppo ulteriore. Il Giappone, in primo luogo. Ma è tutta l'Asia da cui la Dolce & Gabbana si attende quella crescita che, nel prossimo triennio, la porterà a superare abbondantemente il miliardo e mezzo di euro. «Per il 2010 – dice Cristiana Ruella, il direttore generale del gruppo creato dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana – abbiamo la previsione di mantenerci su una crescita di almeno il 60%». Che significa arrivare tra tre anni, se le aspettative saranno rispettare, a un miliardo e seicento milioni di euro.
Per il gruppo il 2006 è stato un anno impegnativo dopo la decisione di riportare all'interno la produzione della linea giovane, la D&G, prima affidata alla Ittierre e che rappresenta il 44% del giro d'affari whosale che al 31 marzo 2007 è stato pari a 1,5 miliardi di euro.
La Dolce & Gabbana è un'impresa ancora molto italiana e molto europea, realizzando in quest'area del mondo il 70% del suo fatturato. Gli Stati Uniti, che sono uno dei mercati più importanti per la moda, portano ricavi per solo il 13% del totale, il Giappone il 4% e il resto dell'Asia il 7%.
Molta attenzione di D&G sui mercati più tradizionali, in primo luogo l'Italia, dove il gruppo ha da poco annunciato di essersi assicurato lo spazio ex Upim di piazza San Babila a Milano, 2.700 metri quadrati disposti su più livelli; e l'intenzione di approdare a Santa Giulia, il quartiere di lusso nato dalle ceneri delle aree industriali di Montecity e Rogoredo, a Milano.
Per D&G è previsto il raddoppio del fatturato entro il 2010. Mentre la produzione della prima linea, la Dolce & Gabbana, è internamente italiana, quella di D&G è già in buona parte delocalizzata con l'obiettivo di arriva a un 40% di prodotto in Italia e 60% all'estero.
Estratto da CorrierEconomia del 16/07/07 a cura di Pambianconews


