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Cruciani: L'etichetta made in Italy è inutile

Di pbadm
20 Giu 2007

Produce tutto in Italia, esporta più del 65% del fatturato, professa la qualità totale e ammonisce: «L'etichetta made in Italy è inutile». Luca Caprai, 41 anni, titolare del marchio di maglieria di alta gamma Cruciani, presente con uno stand al Pitti, non ammette compromessi: «Se non è agganciata a un disciplinare, l'etichetta made in Italy non serve perché il fatto che un capo sia realizzato in Italia, da solo, non dà alcuna garanzia».


Caprai sta lavorando a un disciplinare che impegnerà la sua azienda, la Maglital di Trevi (Perugia), al rispetto di standard di lavorazione: lunghezza del filo di cashmere non inferiore a 44 millimetri; finezza di 13 micron; ma anche pulizia «che richiede una qualità fin dal pascolo», e provenienza certa della materia prima. «Il consumatore deve sapere e il fornitore deve garantire, aggiunge Caprai, come avviene per i diamanti, che hanno una codifica chiara».


Quest'anno il fatturato dovrebbe raggiungere i 18 milioni, in aumento del 35% rispetto al 2006, grazie all'aumento delle vendite (si passerà da 90mila a 120mila capi), ma anche dei prezzi. All'incremento delle vendite contribuirà il nuovo negozio di Tokio (aperto a fine aprile) e quello di prossima apertura (in luglio) a Kiev, che si aggiungono alle boutique di Milano, Capri e Mosca.


Giappone e Russia rappresentano oggi i mercati esteri più importanti per Cruciani, ma «grandi sbocchi» sono attesi anche dalla Cina (dove sarà aperto un monomarca nel giro di 6-8 mesi) e dai Paesi ex Urss. L'obiettivo che ha in mente Caprai è di arrivare a 25 milioni di fatturato in tre anni, senza rinunciare alla qualità.


Estratto da Il Sole 24 Ore del 20/06/07 a cura di Pambianconews

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