
Patrizio Bertelli (nella foto), presidente di Prada e armatore di Luna Rossa, ha sempre pensato che, comunque andasse la sua sfida sarebbe stata una bella avventura del made in Italy. Luna Rossa è una case history. È la storia di un modello gestionale complesso, che comprende sport, capitali, marketing, tecnologia e integrazione internazionale. Il suo collante è la disciplina.
«Disciplina. Appartenenza. Responsabilità», scandisce Bertelli. «La regata è l'adrenalina. Ma la fase più appassionante delle nostre sfide è sempre stata la costituzione del team», dice, «l'aspetto umano è importante quanto la ricerca. Bisogna essere autocritici ma propositivi, saper reagire alle difficoltà, non perdere di vista l'obiettivo: che è la vittoria, sì, ma non soltanto».
Luna Rossa è un'azienda da economia globale: 110 persone di 18 nazioni, il 68% della spesa è per il personale. Prada ci mette 30 milioni di euro per tre anni, su un budget totale di 85 milioni coperto per il resto dagli sponsor, a cominciare da Telecom Italia e Intesa Sanpaolo. Quanto è il rischio? «Non è rischio. È investimento, replica Bertelli. Dieci milioni l'anno rientrano nel budget di comunicazione di un gruppo come Prada. E a Valencia si spende molto meno che al di là degli oceani».
Luna Rossa è una brand extension di Prada, come direbbe un uomo marketing? «No», scuote il capo Bertelli, «è un errore di fondo calcolare il rapporto tra investimento e risultati in termini puramente economici. Noi abbiamo, credo, onorato le tante imprese italiane che fanno produzioni di qualità. Certo, Luna Rossa è diventato un brand. Viene associato a Prada, è naturale, ma anche agli altri sponsor. Si rivolge a un mondo giovane, punta sullo sport come appartenenza e come esperienza fisica sana.
Estratto da L'espresso del 8/06/07 a cura di Pambianconews


