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La moda italiana? Si presenta solo all'estero

Di pbadm
08 Feb 2007

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Addio Italia ingrata, frastornata dall'overdose di moda. O forse arrivederci, però a patto che ci siano meno confusione e soprattutto il divieto ufficiale di usare il termine «seconda linea» in casa degli stilisti con più etichette. Anni fa avevano aperto la via, verso New York Ferré con Gieffe, Versace con Versus, Armani (passato a settembre da Londra) con Emporio. Poi è stata la volta di Diesel, Malo e Miss Sixty che qui ormai sono di casa. Per non parlare di Prada che con la sua Miu Miu vola regolarmente a Parigi.


Ultima transfuga è Alberta Ferretti (nella foto) che per la sua collezione di «Philosophy» sbarca a Manhattan con la ferma intenzione di rimanerci. Non una sfilata tradizionale ma una specie di reality-show dove le modelle si spostano per due ore (il tempo d'un film) su una pedana con diversi salottini-design anni '50, fingono di parlare, si siedono mentre il pubblico va e viene passando anche al bar.


La location non è qualunque: siamo alla Dia Art Foundation di Chelsea, tra le gallerie più importanti di Manhattan, tempio dell'arte contemporanea, nel quartiere più giusto. «Sono quasi emozionata, spiega la bionda Alberta, e molto contenta. New York è ancora la città dove tutto succede. E poi bisogna rompere il concetto della seconda linea perché riduttivo. Ogni etichetta ha una sua diversa caratteristica con un pubblico diverso».


Estratto da Corriere della Sera del 8/02/07 a cura di Pambianconews

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