Aurora, azienda italiana produttrice di strumenti per la scrittura, si prepara a chiudere il 2006 con un fatturato di 25 milioni di euro. «A conti fatti, saranno 300 mila i pezzi venduti con una quota export vicina al 45%». Niente male per un'azienda che, appena 15 anni fa, realizzava in Italia il 97% del proprio business. «Sono stato io a insistere nell'aprire nuovi mercati», specifica Cesare Verona, direttore generale e omonimo del bisnonno fondatore, che tuttora condivide le decisioni strategiche con il padre Franco, presidente della società. «Anche perché i nostri prodotti non hanno nulla da invidiare a quelli della concorrenza, Montblanc, in primis».
A differenza della stragrande maggioranza dei colossi esteri, che spesso acquistano i propri componenti presso fornitori terzi, Aurora controlla l'intero ciclo produttivo. «Anche i pennini, gli unici in grado di fare la differenza tra un prodotto e l'altro, li facciamo in casa», aggiunge con orgoglio. «Con ben 17 fasi di lavorazione, eseguite, almeno in parte, a mano». La manodopera è quasi tutta femminile e, quel che più conta, il know how è tramandato da generazione in generazione, anche all'interno della stessa famiglia. «Non ho mai pensato di delocalizzare», taglia corto Verona. «La nostra forza è racchiusa proprio nel made in Italy».
Estratto da Economy del 15/12/06 a cura di Pambianconews


