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Le fabbriche italiane spingono i conti Bata

Di pbadm
28 Set 2006

Le scarpe Bata venderanno il 15% in più a fine 2006 senza bisogno di delocalizzare la produzione. Lo spiega il gruppo di Limena che prevede di incassare 450 milioni di euro a chiusura d'esercizio, con un risultato operativo pari al 7% del giro d'affari. «Il fatturato, si legge in una nota della società, sarà conseguito incrementando del 5% le vendite nei negozi già presenti nella rete Bata e del 10% con le nuove aperture».


L'amministratore delegato Fabio Tronchetti commenta così i risultati: «Per la produzione siamo soddisfatti di poter mantenere, contrariamente alla tendenza del settore, il 50% dell'attività in Italia. Vendiamo circa 11 milioni di paia di scarpe all'anno. Di cui 9,5 milioni in Italia, dove acquistiamo il 50% dei prodotti. Il 30% viene invece dalla Cina; ma vogliamo scendere al 20% spostandoci su altri Paesi asiatici (ad esempio l'Indonesia), per via della maggiore tassazione antidumping».


L'espansione all'estero continuerà, in particolare verso i Paesi baltici dove Bata ha in programma 70 nuove aperture nei prossimi tre anni. Il piano di sviluppo di Bata per il 2006 fa registrare l'ampliamento della rete vendite: 16 rinnovi di negozi diretti e 86 nuove aperture di cui 19 dirette, 24 franchising in Italia, 36 all'estero e sette per la catena Athletes World. Le linee strategiche fino al 2008 prevedono inoltre l'espansione all'estero con joint venture in Russia, Romania, ex Jugoslavia, Turchia e nell'area del Golfo.


Estratto da Finanza&Mercati del 28/09/06 a cura di Pambianconews

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