
La famiglia Damiani ha deciso di portare i suoi gioielli in Borsa. La notizia non è ancora ufficiale e il gruppo di Valenza, pur confermando l'intenzione di quotarsi, nega l'esistenza di un simile progetto nel breve periodo. Tuttavia, proprio in questi giorni, il management della società avrebbe deciso di compiere il grande passo con l'obiettivo di aprire il delicato dossier subito dopo l'estate. E non è un caso che, proprio negli ultimi mesi, la famiglia Damiani abbia deciso di rilanciare sul consolidamento del gruppo con l'acquisto di Calderoni, che si aggiunge agli altri marchi già in potafoglio come Salvini, Bliss, Alfieri & St. John.
Due i motivi, secondo quanto rivelano fonti vicine al gruppo, che avrebbero convinto il presidente e amministratore delegato, Guido Damiani, ad accelerare i tempi. Anzitutto, un banale calcolo congiunturale: in tempi di crisi, il mercato dei preziosi sembra brillare ancora di più. Specie in Italia che, per consumo di diamanti, è oggi primo in Europa e terzo nel mondo con un giro d'affari annuo di circa 3,2 miliardi di euro. Un business che nel 2005 ha evidenziato una crescita del 3% e sembra destinato a un ulteriore incremento nel 2006.
Insomma, potrebbe essere il momento giusto per essere accolti con favore dal mercato e rilanciare sulla crescita del gruppo per fare fronte alla crescente concorrenza internazionale. Proprio in quest'ottica la società ha bisogno di risorse fresche. Se è vero, infatti, che il bilancio 2005 si è chiuso con un utile in aumento del 30% a 14 milioni di euro, resta il fatto che il fatturato (180 milioni) è cresciuto solo dell'1% rispetto all'anno precedente. Per crescere a due cifre occorre aggredire il mercato e giocare in prima linea la partita con la concorrenza internazionale. A cominciare dal Giappone e dagli Stati Uniti, dove Damiani vanta alcuni avamposti di prestigio, per arrivare ai mercati emergenti come la Russia.
Estratto da Finanza&Mercati del 3/08/06 a cura di Pambianconews


