Internazionalizzazione e retail sono oggi gli snodi centrali dell'industria italiana dell'occhialeria. Oltre, naturalmente, allo sviluppo dei marchi in licenza. «II retail è molto importante, sia perché integra il ciclo produttivo sia soprattutto perché dà grande visibilità ai marchi» spiega Michele Aracri, 49 anni, amministratore delegato di De Rigo, terzo produttore italiano di occhiali, che controlla anche due catene di negozi (D&A in Gran Bretagna e General Optica in Spagna).
Qual è oggi il problema principale per un'azienda italiana di occhiali?
Credo sia quello di presidiare direttamente i nuovi mercati, essere presenti in loco con proprie Filiali. La diversificazione geografica è diventata inevitabile, chi era molto concentrato sull'Italia, magari perché troppo piccolo per andare all'estero, ha perso terreno.
I nuovi sbocchi quali sono?
Un pò tutti i Paesi emergenti, poi la Russia e l'Europa dell'Est. In Asia, il Giappone e la Corea. Anche la Cina è importante per gli occhiali griffati: noi abbiamo già due boutique Police a Hong Kong ed entro quest'anno ci sposteremo anche in Cina. In Europa si sta sviluppando la Gran Bretagna, dove crescono gli acquisti di occhiali da sole, prima poco diffusi.
Per quest'anno gli obiettivi di De Rigo quali sono?
Sicuramente l'ulteriore sviluppo della rete di vendita: in Spagna pensiamo di arrivare da 160 a 200 negozi, a Londra abbiamo appena aperto un megastore in Regent Street. Quanto alle licenze, fino al 2007 non pensiamo di prenderne di nuove: solo negli ultimi due anni ne abbiamo acquisite quattro e ora dobbiamo consolidarle. Il lavoro non è poco: sono 30 modelli da sole e 30 da vista, in cinque colori, per ogni collezione.
Estratto da Il Sole 24 Ore del 5/05/06 a cura di Pambianconews


