
Tira il fiato il mercato dell´oreficeria e gioielleria made in Italy. Dopo il vero e proprio crollo del 2000, dovuto a una drastica riduzione delle vendite sia nel Bel Paese sia nel resto del mondo, il settore ha archiviato il bilancio 2005 con una ripresa dell´export dell´1,4 per cento. Poca cosa rispetto a quello che si è perso negli ultimi cinque anni, ma è comunque un segnale che lascia ben sperare che il peggio è passato. E´ quello che emerge dall´Osservatorio firmato dal Club degli Orafi e dal Servizio Studi e Ricerche di Banca Intesa, che disegna nei particolari lo scenario aggiornato a dicembre scorso. «Il settore orafo italiano che dà lavoro a oltre cinquantamila addetti e fattura intorno ai 6.600 milioni di euro, si legge nel rapporto, sembra essere uscito dalla fase più difficile». Le vendite sui mercati esteri hanno andamenti differenti: gli Stati Uniti, cliente che per anni è stato il più forte compratore del mondo per poi tagliare pesantemente dopo la tragedia dell´11 settembre, ha ripreso a comprare l´oro tricolore. Sebbene con molta, molta parsimonia. In compenso gli Emirati Arabi riempiono il vuoto lasciato dagli Usa, importando in quantità.
E allora per tornare a “risplendere” come negli anni settanta e ottanta del secolo scorso, ci vuole un cambio radicale nella mentalità di chi produce. Già molti di loro hanno chiuso i battenti, o hanno ridotto di molto la loro attività. Dunque per arginare questa moria bisogna rimboccarsi le maniche. E´ per questo che il Club degli Orafi, che quest´anno festeggia il suo venticinquesimo compleanno, ha lavorato e lavora per essere «la fucina di cultura imprenditoriale del gioiello. Una missione e un impegno concreto, spiega il presidente del Club degli Orafi, Francoise Izaute, che portiamo avanti con i contributi dei maggiori esperti della consulenza.
Nomi come Ambrosetti, Finzi, De Rita, Fabris, Pambianco, Mannheimer, tanto per citarne alcuni. Con l´obiettivo di studiare processi di eccellenza da riportare nelle aziende e nel settore in generale. Quanto al futuro, precisa, le priorità del Club sono: cultura imprenditoriale e manageriale, etica di settore, passaggio generazionale e internazionalizzazione”.
Estratto da Affari & Finanza del 1/05/06 a cura di Pambianconews


