
Grande movimento sulle passerelle della moda. Ma a sfilare questa volta sono i manager. Amministratori delegati, creativi, responsabili prodotto che sono tornati a essere l'oggetto del desiderio delle aziende, con ingaggi che nel 2005 sono saliti da un minimo del 5% a un massimo del 25. E' quanto risulta da una ricerca sulle retribuzioni degli uomini del lusso svolta dalla Pambianco head hunting, la divisione che all'interno della omonima società di consulenza strategica milanese si occupa di reclutare manager per la moda. Campione: i 300 dirigenti passati in rassegna nel corso delle selezioni per aziende di abbigliamento, calzature, gioielli e orologi e i direttori del personale di una ventina di società, tra cui Bulgari, Chanel, Dior, Dolce & Gabbana, Diesel, Fendi, Loro Piana, Trussardi, Versace, Replay.
I più ricercati sono soprattutto direttori generali e amministratori delegati, che anche i gruppi stranieri pescano volentieri tra gli italiani. Il caso più recente è quello del colosso Usa Warnaco, che per gestire la Calvin Klein Jeanswear Europa e Asia, rilevata per 240 milioni di euro dalla Fingen dei fratelli Fratini, ha puntato a febbraio su Gaetano Sallorenzo, già responsabile vendite e marketing della Armani corporation Usa.
“Il business mondiale della moda ha dato segni concreti di risveglio, i fatturati 2005 dei primi 25 gruppi italiani sono cresciuti del 12,4% superando i 25 miliardi di euro, le prospettive sono buone e così molti, dopo anni in cui al massimo proponevano contratti di consulenza, tornano a investire sulle risorse manageriali”, spiega Carlo Pambianco. Insomma, a muovere le acque del mercato del lavoro contribuisce in prima battuta quello che Pambianco chiama il risveglio del lusso.
Inoltre, sono sempre più numerose le aziende passate in questi ultimi tempi a fondi di private equity o finanziarie che poi hanno bisogno di manager per gestirle. A quanto risulta dalla ricerca della Pambianco, sembra proprio che le opportunità non manchino ai dirigenti del lusso. Oltre ai fondi e ai gruppi stranieri, a offrire loro un posto e un ricco assegno ci sono anche gli ultimi stilisti che non si erano ancora dati una struttura manageriale, come Roberto Cavalli, che alla fine dello scorso anno ha affidato a Roberto Jorio Fili (ex Gft e Valentino) la poltrona di direttore generale. O le aziende familiari di provincia che, per competere su business e mercati nuovi, capiscono di aver bisogno di manager cresciuti in scuole più internazionali.
E se proprio l'offerta non arriva dal mercato, accade anche che sia lo stesso dirigente a «comprarsi la poltrona» mettendosi in proprio. Lo ha fatto di recente Manlio Cocchini, che ha lasciato la direzione generale della Gilmar per diventare presidente (e azionista) del gruppo di pelletteria Redwall, messo in vendita dal colosso del lusso Richemont.
Tra gli altri manager della moda i più richiesti e meglio pagati in assoluto sono i responsabili dell'ufficio stile (nelle aziende più grandi possono guadagnare anche 750 mila euro lordi), i responsabili di filiali all'estero (fino a 350 mila), i direttori commerciali e i responsabili prodotto (fino a 280 mila). Precisa Chiara Ponzini, responsabile della Pambianco head hunting: «I capi o gli accessori che lo stilista disegna devono diventare il più possibile vendibili, quindi è richiestissimo il responsabile prodotto». Per il resto, si confermano in spolvero due figure come il direttore commerciale e l'area manager estero.
Estratto da Panorama del 7/04/06 a cura di Pambianconews



