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Macchi: Con Ferré giusta dialettica

Di pbadm
09 Gen 2006

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Secondo Massimo Macchi, amministratore delegato di Ferré, la casa di moda che fa capo a It holding giudica come "giusta dialettica" le parole che Gianfranco Ferré ha rilasciato al Corriere della Sera nei giorni precedenti il Natale. Ferré aveva negato di voler lasciare la maison che porta il suo nome, come invece si sosteneva negli ambienti della moda, ma non invece le tensioni, legate soprattutto ai modi, aveva detto, con cui vengono portate avanti certe decisioni. «Io sto rispettando i miei patti, aveva sostenuto. Ma trovo che certe azioni non si debbano fare e non le accetto».


Che contratto ha Ferré con l'azienda?
«Intanto, ha una quota di quasi il 3% di It holding… Quanto al suo contratto, è di consulenza, con un accordo a lungo termine e di esclusiva. E, come direttore creativo, ha veti importanti sull'immagine. Con mia grande soddisfazione, visto che l'azienda si basa sulle sue visioni e sul suo modo di vedere: su tutto ciò che attiene all'immagine, devo chiedere a lui se è d'accordo. Ma, devo essere sincero, glielo chiederei anche se non fossi obbligato, di geni come lui nella moda ce ne sono pochi, sarebbe assurdo non approfittarne».


Gli investitori devono stare tranquilli?
«Anche nei giorni prima di Natale ero in Banca Intesa, molto tranquillo e rilassato. Alle banche porto non solo un messaggio per Ferré ma anche per il gruppo, essendo vice presidente di It holding. Stiamo vivendo un momento positivo e la nostra priorità a livello mondiale è Ferré: giocherà un ruolo importantissimo, andremo a sostituire un business in licenza, come Dolce & Gabbana, con uno di proprietà. È un fatto strategico fondamentale».


Come si è chiuso il 2005 per il marchio Ferré?
«Con quest'anno è finito un ciclo importante, per quanto invisibile al pubblico. Abbiamo lavorato sulla ristrutturazione delle etichette, sulla forza vendite, le licenze, la distribuzione. Dal punto di vista dei numeri è stato un anno positivo ma stazionario. Ma ora siamo pronti per una nuova visione della frigge per il futuro: con una struttura molto chiara delle marche, con un nuovo progetto di comunicazione aggressivo e anche un nuovo programma di gestione dei negozi di proprietà, del quale il nuovo negozio di Firenze è uno dei cardini. Insomma, il 2005 è stato un anno flat, ma durante il quale abbiamo consolidato una nuova costruzione e ora pensiamo che dal 2006 al 2009 potremo crescere del 13% annuo e garantire al consolidato del gruppo un contributo di Ferré doppio di quello attuale».


Estratto da CorrierEconomia del 9/01/06 a cura di Pambianconews

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