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Gli industriali orientali ora puntano sulle tintorie

Di pbadm
09 Gen 2006

Il primato lo decretano i dati del Ministero dell'Interno diffusi prima di Natale: con 11.680 permessi di soggiorno la comunità cinese di Prato è la più grande d´Italia, probabilmente la seconda d´Europa dopo Parigi, scavalca Firenze (10.712), Milano (10.616) e Roma, dove i cinesi «ufficiali» sono quasi la metà di quelli pratesi: 6.293. In totale i cinesi di Prato sarebbero 25.000, il 10% della popolazione. Stima in linea con quella di Confartigianato: 20.000 residenti, 2.100 aziende, 300 di pronto moda che lavorano in proprio e 1.500 contoterzisti. Numeri che sembrano contraddire il fenomeno segnalato mesi fa: imprenditori cinesi di Prato in fuga dalla crisi verso la Spagna e altri Paesi.


«E' vero solo in parte, raccontano a Prato, e molti arrivano a sostituire chi se ne va. Una fetta dell´economia cinese di Prato sopravvive sfruttando lavoro nero e minorile, ma un'altra dimostra qualità imprenditoriali, si espande, conquista aziende italiane e costringe i nostri connazionali a lavorare per loro».


I segni dell´effervescenza cinese sono molti. Nel 2005, sebbene anche due ristoranti cinesi figurino nella lista dei 114 fallimenti dichiarati dal tribunale di Prato fino al 30 novembre, 20 più dell´anno prima, e che riguardano soprattutto aziende tessili, gli imprenditori cinesi si sono segnalati per una spietata caccia alle tintorie industriali, tutte da acquistare da italiani in crisi o in disarmo. A fine novembre hanno comprato la «G.B.», pare per un milione di euro, prima erano passate ad imprenditori cinesi la Nuova Tris di Montemurlo e il reparto specializzato della Rifinizione Rites, e la caccia continua al Macrolotto.


Prima di Natale è successo quello che ci si aspettava da tempo: il primo consistente investimento di un gruppo tessile cinese nel distretto di Prato. E' successo quando il gruppo «Yihua di Zhejiang» con sede a Shanghai ha siglato una joint-venture con il patron della Aki Filippo Tesi per sviluppare tra Prato e la Cina le attività industriali di un marchio di abbigliamento sportswear che ha saputo tenere testa ai colossi di Nike e Adidas. Non sorprende, di conseguenza, che i cinesi scalino graduatorie anche nelle annuali classifiche dei redditi, uomini e donne, da Prato a Carmignano.


Estratto da Affari&Finanza del 9/01/06 a cura di Pambianconews

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