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Il «made in» divide le imprese

Di pbadm
06 Lug 2005

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Dopo quasi un anno di gestazione è nato il «Manifesto del made in», un documento che chiede l'obbligatorietà della marcatura d'origine per qualsiasi prodotto importato o venduto nell'Unione europea. L'iniziativa ha raccolto oltre 160 adesioni tra associazioni imprenditoriali, sindacati, associazioni dei consumatori e parlamentari di diversi partiti ed è stata presentata ieri all'università di Biella al forum «Globalizzazione e trasparenza: il manifesto del made in», promosso dall'Unione degli industriali biellesi.


Il documento ha obiettivi ambiziosi: per i suoi sostenitori serve ad «affermare il diritto dei consumatori all'informazione sull'origine dei prodotti, a favorire uno sviluppo sostenibile, al rispetto dei lavoratori e delle regole del commercio, ad arginare la concorrenza sleale, ad allineare la normativa europea sull'indicazione di origine dei prodotti alle normative di altri Paesi».


La nuova associazione del tessile-abbigliamento, nata una settimana fa dalla fusione di Smi e Ati, non ha firmato. Il presidente Paolo Zegna lo ha detto senza esitazioni: «pur avendo partecipato ai lavori di preparazione (ma non alla stesura) e pur condividendo lo spirito del manifesto». 


Estratto da Il Sole 24 Ore del 6/07/05 a cura di Pambianconews



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