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In due anni a Prato perduti 4.600 posti

Di pbadm
10 Giu 2005

«Regolamentare le importazioni, in via temporanea, può servire a far ragionare la Cina». Luigi Rossi, presidente nazionale di Federmoda-Cna tessile abbigliamento, a Prato per l'assemblea quadriennale dell'associazione di categoria, non è ottimista sull'esito della missione a Pechino del commissario europeo al Commercio, Peter Mandelson.


«Purtroppo Stati Uniti Cina e Ue interpretano le regole della Wto in modo diverso, spiega, e all'interno dell'Europa ci sono Paesi, in generale quelli della fascia settentrionale del continente, poco sensibili ai problemi del comparto moda. Come artigiani riteniamo invece che la centralità del tessile-abbigliamento non possa essere messa in discussione e invitiamo l'Ue a introdurre la tracciabilità del prodotto, a chiedere la reciprocità nei rapporti commerciali e a pretendere il rispetto delle regole del commercio mondiale».


Nel distretto pratese, il più grande d'Italia con 8mila imprese, 40mila addetti e un fatturato di 4.700 milioni di cui 3mila realizzati all'estero, negli ultimi due anni, dal 2003 al 2004 si sono persi oltre 4.600 posti di lavoro nel campo della moda. Le imprese sono calate di 603 unità (-10,1%) nel tessile (-12% quelle artigiane) e di 110 unità (-4,8%) nell'abbigliamento (-4% le sole aziende artigiane). A livello nazionale, la Cina è passata nel tessile e maglieria da una quota del 9% del mercato nel 2002 al 14,7% del gennaio scorso, e dal 16,1% al 22,4% nell'abbigliamento.


Estratto da Il Sole 24 Ore del 10/06/05 a cura di Pambianconews

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