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Martinetto, la sfida dei prezzi sempre più cari

Di pbadm
16 Mag 2005

Stefano Martinetto, trentunenne triestino, insieme con il socio Antonio Mastrocco, nel giro di sette anni ha trasformato la sua piccola società di distribuzione di abbigliamento “alternativchic”, e consulenza per firme di nicchia in un gruppo che produce in licenza una serie di marchi “hot” (tra i quali Evisu, Fake London, Hollywood Trading Company e Ralph Simmons) con un fatturato previsto per quest'anno di 27 milioni di euro contro i diciotto dell'anno precedente e contro i 4,5 del 2002. Conta inoltre, entro breve, di aprire una serie di negozi dove proporre le sue firme, anche se per il momento il suo obiettivo è di «consolidare i risultati ottenuti».


In realtà voi producete e distribuite una moda basata sul jeans ad alto costo e sullo streetwear, dov'è la novità? «Innanzitutto la società in cui viviamo è molto cambiata. Se prima c'era una tipologia di abbigliamento per ogni occasione e per ogni fascia sociale, oggi a fare la differenza sono i jeans e le scarpe da tennis. Il denim, che diventa sempre più caro a seconda dei trattamenti cui viene sottoposto, fa la differenza. Tutti tendenzialmente si vestono nella stessa maniera. Negli anni 90 i manager indossavano Superga da 66.000 lire. Oggi, chi se lo può permettere porta scarpe Puma da 130 euro in su, e ci va anche in ufficio».


Estratto da Affari&Finanza del 16/05/05 a cura di Pambianconews

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