«Se vogliamo restare leader dobbiamo fare in Cina ciò che non si può più fare in Europa»: Callisto Fedon, presidente del gruppo omonimo, ha le idee chiare e non nasconde che il futuro del gruppo cadorino si gioca a Oriente. «Non abbiamo scelta, aggiunge l'imprenditore. E mi spiego: quello che nel 1990 si produceva in Italia a 3mila lire oggi in Cina lo si fa a 60 centesimi di dollaro». Il gruppo, numero uno al mondo nei portaocchiali e negli accessori, ha stabilimenti in Italia, Slovenia e Romania. Recentemente ha avviato un polo produttivo in Cina: «La società, sostiene Fedon, è nostra al 100% e occupa 200 addetti. Ma cresceranno: stiamo infatti trasferendo un'altra linea di produzione».
Come cambia il vostro business plan con il polo produttivo in Cina?
Siamo in una fase di tale trasformazione che preferisco non fare numeri. Ammetto però che i margini si sono erosi e che la debolezza del dollaro produce danni: non ricordo un periodo peggiore. Tuttavia, in questo momento, il lavoro non ci manca e siamo diventati più efficienti: questo ci lascia ben sperare per il futuro.
Qual è il bilancio del 2004?
I ricavi sono arrivati a 57,2 milioni.
Nel 2001 il gruppo Fedon realizzò un utile netto pari al 12% del fatturato. E l'anno scorso?
Abbiamo chiuso in rosso per un milione di euro. Il risultato però è stato influenzato da varie “pulizie” di bilancio, compresi 350mila euro di perdite su cambi.
Estratto da Il Sole 24 Ore del 16/05/05 a cura di Pambianconews


