B&B vuole crescere, in vista dell'approdo in Borsa previsto per il 2007. L'azienda italiana di design sta mettendo a punto strategie di crescita attraverso acquisizioni. «Per andare in borsa uno dei nostri temi cruciali di quest'anno è quello di crescere attraverso l'acquisizione di un nuovo marchio per coprire una fascia di mercato diversa da quella che occupiamo oggi. E' difficile pensare ad altri modi per crescere» spiega Giorgio Busnelli, presidente di B&B Italia e socio di minoranza insieme con suo fratello da quando l'azienda è stata partecipata, due anni fa, dal fondo Opera che fa capo al gruppo Bulgari.
Si dice che il settore italiano del mobile e del design abbia bisogno di aggregazioni e fusioni per far sì che le aziende raggiungano una certa massa critica per affrontare lo scenario competitivo internazionale.
«Qualche anno fa era stato fatto un importante studio di settore: diceva che nel 2000 ci sarebbero stati solo pochi gruppi con quote importanti di mercato e che avrebbero schiacciato i piccoli. E' vero: alcuni gruppi, compreso noi, sono cresciuti, ma le cose sono andate in modo diverso da come prevedeva quello studio. Lo stesso discorso vale per la distribuzione che si è evoluta ma non come pensavamo. Continuano ad esserci migliaia di aziende e migliaia di negozi».
Passiamo ai conti.
«Il fatturato consolidato del 2004 (a cambi correnti) è stimato in 136,8 milioni di euro sui 134,8 dell'anno prima con un'ebitda di 18 milioni di euro rispetto ai 19,9 del 2003. L'indebitamento è passato dai 105,7 milioni di euro del 2003 agli 81,5 del 2004».
E la Cina? Anche per voi del design è un mercato su cui scommettere?
«Da un punto di vista produttivo la Cina è interessante per le aziende che producono oggetti in plastica e lampade di alluminio, che sono prodotti industrializzabili su larga scala. Ma per un certo tipo di mobili in legno o divani, con tante variabili di materia prima e di progetto la cosa è un po' diversa. Molto più complicata. Comunque i nostri tecnici da anni vanno in Cina per vedere cosa succede e controllare che questa loro crescita non diventi anche qualitativa. E per adesso i nostri concorrenti principali sono ancora italiani».
Estratto da Affari & Finanza del 7/02/05 a cura di Pambianconews


