Maledetta primavera. Sarà troppo breve, sarà troppo piovosa, sarà troppo calda o troppo fredda. Arriverà all'improvviso o arriverà troppo tardi, ieri il cappotto, oggi sembra pesante anche la giacca. E comunque, senza discussioni, quest'anno potrebbe essere la più breve delle stagioni, commercialmente parlando. Se l'amministratore delegato dei grandi magazzini inglesi Marks & Spencer, Roger Holmes, già nel marzo scorso commentava che le cattive performance della divisione abbigliamento «erano in parte dipese dall'inverno mite, che ha pesato sui risultati», anche la Inditex, casa madre di Zara, ha recentemente dichiarato di aver sofferto a causa di un autunno troppo prolungato, che ha ridotto le vendite invernali.
«Certo, maglie e camicette non hanno lo stesso impatto di un cappotto, commenta Marco Agnolin, direttore generale Italia di Inditex, e in ogni caso il clima influenza molto l'attitudine all'acquisto. Nel 2002, l'estate del caldo torrido, le vendite in genere si sono ridotte. Anche questi autunni così miti e semiestivi hanno fatto scivolare in là il cambio dell'armadio, riducendo i mesi invernali, che sono i più consistenti. Non soltanto per il peso specifico dei capi, ma anche per i prezzi». Bisogna, però, aggiungere che malgrado l'immensità del gruppo (4,6 miliardi di euro di fatturato nel mondo), l'agilità di questo colosso è tale che in due settimane può testare i capi nei negozi pilota, realizzarli e distribuirli.
Estratto da CorrierEconomia del 17/01/05 a cura di Pambianconews


