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Oui, je suis Gucci

Di pbadm
05 Nov 2004

Qualcuno probabilmente li aveva avvertiti i signori della Ppr, quando, ad aprile, soddisfatti per aver messo le mani sul 100 per cento di quella gallina dalle uova d'oro che era, ed è tuttora, la Gucci, si interrogavano sul futuro timoniere. Attenzione, se rompete il rapporto con Domenico De Sole e Tom Ford non usciranno dal gruppo solo due persone, ma molte di più. Ma il tamtam aziendale dice che non è finita e che basterà aspettare qualche settimana per registrare altre dimissioni di rango.


Insomma, tempi duri per Robert Polet, che François Pinault, patron della Ppr (Pinault Printemps-Redoute), ha messo dal 1° luglio alla guida del gruppo Gucci. Sorride Polet, ma di certo i problemi non gli mancano. Perché l'eredità lasciatagli dalla coppia Dom & Tom, riusciti in un decennio a trasformare una piccola azienda fiorentina da 200 milioni di dollari in un colosso mondiale da 2,5 miliardi di euro, è dura da gestire.


«In effetti l'esigenza di far crescere il business è oggi comune ad altri grandi nomi del lusso, che fra l'altro si trovano a operare in un mercato che si orienta verso prezzi sempre più competitivi» spiega Carlo Pambianco, presidente della omonima società di consulenza. «Per crescere Polet ha due strade: può lasciare intatta l'esclusività della Gucci, puntando a sviluppare in parallelo l'altro marchio con grandi potenzialità di crescita che è Ysl, oppure abbassare e massificare Gucci. Chiaro che vanno fatti bene i conti su pro e contro a lungo termine delle due ipotesi».


Estratto da Panorama del 5/11/04 a cura di Pambianconews

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