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Versace, l'austerity fa il rosso meno rosso

Di pbadm
24 Set 2004

Dal 26 agosto, giorno della nomina, il nuovo chief executive Giancarlo Di Risio si è buttato a capofitto sui conti della Versace. Spulciando spese, contratti e ricavi delle boutique, con l'obiettivo di varare entro dicembre un business plan riveduto e corretto. Cioè prendendo quanto c'è di buono, oppure aggiustando la rotta, nei numeri del piano 2004-2006 disegnato sotto la precedente gestione di Santo e Donatella Versace, rimasti presidente e vice della Medusa ma senza deleghe.


Ma che cosa ha trovato Di Risio nei numeri Versace? Il bilancio 2003 è stato il più brutto per la storia della maison con ricavi calati a 403 milioni (-12%), ebit in rosso di 21 milioni e una perdita di 26,5. Ma in realtà non tutti i capitoli sono negativi.


Nei rendiconti esaminati dal Mondo c'è per esempio la conferma che la drastica cura di austerity ha dato dei risultati. I costi totali per servizi, che un anno fa erano entrati nel mirino del collegio sindacale, anche con dure censure, sono stati tagliati del 18%. Cioè ben oltre la contrazione dei ricavi. Basta dire che la voce sfilate è stata abbattuta del 39%, la pubblicità e promozione del 21%, i viaggi e trasferte del 42% e così via, come riportato in dettaglio nella tabella in questa pagina.



Estratto da Il Mondo del 24/09/04 a cura di Pambianconews

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