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Code ai negozi, l'exploit di Liu Jo

Di pbadm
13 Set 2004

Metti un marchio con un'identità definita, una catena produttiva ben costruita tra l'Italia e il mondo, una distribuzione caratterizzata da continui riassortimenti. La fotografia di un'azienda sana. Ma negli ultimi tempi Liu Jo, già da alcuni anni sul mercato, sta vivendo un vero e proprio exploit. Determinato da un insieme di tre fattori: una politica di prezzo oculata, le buone intuizioni del suo titolare, Marco Marchi, sui fenomeni moda e l'apparizione degli abiti su personaggi televisivi di forte presa sul pubblico.


Accade così che a Carpi, comprensorio dove alcune tra le migliaia di aziende presenti chiudono e altre lavorano per Zara o per i francesi di Morgan de Toi, il brand Liu Jo, nato dieci anni fa, raggiunga oggi il fatturato di 51 milioni di euro. «Avevo visto il marchio Kookai, tenuto in Francia a un livello basso e, invece, esaltato in Italia da una distribuzione vincente, racconta. Anche un prodotto che va in media al pubblico a 50 euro, come il mio, può offrire qualità. Bisogna mantenere la propria identità, scegliere materie prime italiane, puntare su tecnologie che forgiano capi poco imitabili dai Paesi a basso costo».


Estratto da del 13/09/04 a cura di Pambianconews

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