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L'industria tessile naviga a vista

Di pbadm
08 Set 2004







 



Sostanziale stabilità: formalmente questo è l'andamento del settore tessile nel primo semestre dell'anno. Certo, per la tessitura cotoniera i risultati sono globalmente ancora insoddisfacenti, ma non mancano alcune nicchie che hanno evidenziato buone performance, come il denim e la camiceria. O come i prodotti legati all'arredamento, che beneficiano del buon andamento degli investimenti immobiliari.


 






 



«Se a valle si vende poco, a monte non si balla», ammette Tito Burgi, presidente dell'Associazione tessile italiana. Il settore, che comprende l'industria cotoniera, liniera, laniera, serica, dei tessili vari e della nobilitazione, rappresenta 20,5 miliardi di fatturato 2003, con 250mila addetti, un saldo commerciale di 5,4 miliardi e investimenti per 800 milioni all'anno. Il numero di aziende, però, va progressivamente calando. E la loro dimensione media (meno di 100 dipendenti) resta un problema.


Spiega Giorgio Giardini, presidente della Federazione tessilivari e del cappello: «Le piccole imprese hanno difficoltà a recepire l'innovazione, non sono abbastanza informatizzate. E questo, per esempio, non consente loro di rilevare i costi legati alla ricerca. Che in realtà viene fatta e oggi rappresenta l'ancora di salvezza delle aziende italiane».


Estratto da Il Sole 24 Ore del 8/09/04 a cura di Pambianconews

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