Stati Uniti, Giappone e Cina trainano le vendite di Giorgio Armani: anche nel secondo trimestre la crescita è stata a due cifre. Mentre l'Europa rimane al palo sia per la lentezza della ripresa economica sia per il calo dei flussi turistici. La società prevede un buon 2004 e, grazie alla vivacità del business negli Usa e in Cina, si stima che quest'anno la controllata americana Giorgio Armani Corporation, ricapitalizzata per 30 milioni di dollari, raggiungerà il break even dopo aver perso oltre 85 milioni di dollari nell'ultimo triennio.
La Giorgio Armani Hong Kong raggiungerà invece l'utile già quest'anno, dopo aver accusato perdite per circa 13 milioni di dollari di Hong Kong negli ultimi quattro anni. Intanto, lo scorso aprile lo stilista ha incassato 55 milioni di euro di dividendo quale unico titolare dei 10 milioni di azioni della Giorgio Armani Spa. L'anno scorso i 173 milioni di utile vennero destinati alla riserva straordinaria.
Nel 2003 il fatturato consolidato del gruppo Armani ha raggiunto 1.255 milioni, in calo del 3,5% ma con un utile netto in crescita del 14% a 134 milioni. La società ha migliorato la redditività con un Ebitda del 20,5% (20,2% nel 2002) sul consolidato che la colloca tra le più brillanti del settore. Negli ultimi 6 anni, dicono dalla società, abbiamo investito circa 700 milioni, il 70% del cash flow, nello sviluppo della produzione e della distribuzione: 60 nuovi negozi nel biennio 2002/03.

Estratto da Il Sole 24 Ore del 9/08/04 a cura di Pambianconews


