Da oltre vent'anni alla guida di Bulgari c'è forse il meno conosciuto dei Bulgari. Porta un altro cognome e, dalla sua poltrona di amministratore delegato, è sempre stato indicato come un manager, non come uno di famiglia. Eppure, Francesco Trapani, classe 1957 è un Bulgari doc: è figlio di Lia, sorella di Paolo e Nicola, rispettivamente presidente e vicepresidente della società (la cui quota complessiva, assieme a quella di Trapani, è scesa il 20 luglio scorso da 54,096 al 53,981%).
Ieri, Trapani si è preso la soddisfazione di presentare risultati di vendita del secondo trimestre in aumento del 15% a cambi comparabili, con un +16,5% dei gioielli e +12,8% degli orologi. E nella seconda parte dell'anno, ammette, se non capitano disastri ci sarà da divertirsi. Insomma, «al di là di ciò che farà la Borsa, dopo 18 mesi di difficoltà abbiamo ripreso a crescere, e non vedo in giro aziende del lusso che godano della nostra solidità».
C'è chi scommette su una scalata in Via Condotti: «Le offerte non mancherebbero se decidessimo di vendere. Ma Bulgari resterebbe Bulgari in mano a Lvmh o Swatch?».
E Bulgari senza Trapani? In fondo, dopo vent'anni è lecito cercare altre strade. Trapani prima sorride: «Ora c'è la nuova sfida di tornare a correre». Senza escludere acquisizioni, con molta cautela, e magari attraverso il fondo Opera (anche Frette, la cui biancheria è negli hotel Bulgari, è tra le esaminate: questione di prezzo).

Estratto da Finanza&Mercati del 29/07/04 a cura di Pambianconews


