Walter Burani fissa tre appuntamenti alla stessa ora. E li gestisce contemporaneamente alzandosi e sedendosi ogni dieci minuti. Mentre mostra le foto delle sue Ferrari d'epoca, il presidente di Mariella Burani fashion group parla a tutto campo di moda, software e prodotti per l'ambiente. Ma in questi giorni ha aggiunto un argomento nuovo. «Stiamo valutando l'ingresso nel settore del benessere» ha spiegato a Economy. «Prodotti e strutture dedicate al corpo, un progetto a cui stiamo lavorando con dei partner italiani».
Il motivo? Creare sinergie con le attività già in essere e cavalcare così un business in pieno boom. Aggiungendo una nuova tessera al puzzle costruito a partire dagli anni 70. E che la famiglia di Cavriago, vicino a Reggio Emilia, ha realizzato attraverso l'abbigliamento, la pelletteria, il software (con le controllate Longway e Sedoc) e l'ambiente (con Greenvision, quotata sul segmento Expandi di Borsa dal 14 luglio).
Un piccolo impero sbarcato a Piazza Affari nel 2000 e costruito senza mai affacciarsi sul mercato americano, ma con un occhio di riguardo all'Est Europa. Una strategia che ha aiutato il gruppo a resistere alla debolezza del dollaro e a chiudere anche il 2003 in crescita: 358,8 milioni di euro di ricavi (il 31% in più dei 273,9 del 2002), 21,7 milioni di euro di utile netto (+92,2% rispetto agli 11,3 del 2002), 43,5 milioni di margine operativo lordo (erano 32,4 nel 2002) e un organico di 1.600 dipendenti.

Estratto da Economy del 16/07/04 a cura di Pambianconews


