È ormai chiaro che proprio verso Pechino deve guardare l'Europa nel tentativo di riguadagnare slancio. Bastano poche cifre per avere un'idea delle potenzialità della Cina: 1,4 miliardi di abitanti, dei quali 1'1% può permettersi beni di lusso, un mercato complessivo per abbigliamento, calzature e pelletteria valutato della società di consulenza Pambianco Strategie di Impresa in circa 95 miliardi di dollari. Gentleman ha chiesto ai protagonisti del made in Italy di svelare le loro strategie e di illustrare i rischi legati al nuovo che avanza.
Non si può che iniziare con Laura Biagiotti, alla quale si deve, nel 1988, la prima sfilata di moda occidentale all'interno della Città proibita di Pechino. Ricorda la stilista: «Si è trattato di una conquista per tutto il made in Italy». «Essere presenti è, per ora, soprattutto una forma di pubblicità. Per esempio, noi vendiamo solo linee secondarie: troppo costosa e troppo sofisticata la linea top».
Altro apripista verso la Cina è stato il Gruppo Zegna, primo a inaugurare, nel 1991, un negozio a Pechino. AI quale ne sono seguiti una quarantina. Per presidiare il più promettente dei mercati, l'anno scorso Ermenegildo e Paolo Zegna, alla guida del gruppo che fattura oltre 600 milioni di euro, hanno acquisito il 50% della locale Sharmoon, che produce abiti e giacche di alta qualità. Anche Giorgio Armani, a capo di un gruppo da 1,2 miliardi di euro, ha rafforzato la sua presenza in Cina, scegliendo Shanghai come nuova città d'approdo.
Estratto da Gentleman del 28/06/04 a cura di Pambianconews


