Si formano nuove squadre e si aprono nuovi fronti di scontro. Nel mercato delle licenze dell'abbigliamento si potrebbe assistere ad un duello tra l'azienda Fingen Apparel della famiglia Frattini e Ittierre che fa capo alla It Holding di Tonino Perna. Entrambi producono su licenza le collezioni di moda giovane delle griffe. Per capire il peso di quello di cui si parla, bisogna premettere che le seconde linee in genere hanno un fatturato che vale il doppio delle prime linee e hanno un forte impatto nella comunicazione. Perciò diventa interessante immaginare quello che potrebbe succedere nei prossimi anni, osservando come si muovono queste due realtà industriali.
«Il destino delle licenze della moda, dice Tonino Perna, è quella del monopolio di Ittierre». Non vede competitor all'altezza. «Noi siamo, a livello mondiale, il numero uno. Quindi non ci preoccupiamo». Insomma non teme concorrenza, tanto meno quella di Fingen: «Non li considero nostri competitor. Loro fanno jeans e magliette, mentre noi facciamo moda. Secondo Perna «la sfida del futuro è sul prezzo e sulla qualità. Per questo bisogna trasferirsi in aree produttive più competitive, in altri continenti». «Non credo nel made in Italy, come lo si intende di solito, ma come un modello culturale da sviluppare industrialmente in aree produttive più economiche». Non per niente Perna ha aperto la sua Ittierre Cina. L'ultima mossa di Ittierre è stata quella di portarsi a casa la licenza della seconda linea di Costume National, un bel marchio, ma ancora dalle piccole dimensioni. «Bisogna saper individuare oggi i grandi di domani, commenta Perna. Il mercato ripartirà abbattendo miti del passato e ricostruendone di nuovi».
Di contro, commenta Arcaro: «Noi paghiamo royalty che oscillano dal 13% al 16%. Una percentuale più alta diventa pericolosa. Con costi fissi alti e minimi di vendita garantiti diventa un gioco al massacro». Royalty a parte, se Ittierre è il primo produttore su licenza, dall'altro lato Fingen nutre ambizioni non da poco. «Il futuro siamo noi, dicono. Vogliamo diventare il leader italiano nelle licenze dell'abbigliamento sportswear». Il che oggi gli vale un fatturato di 235 milioni di euro e secondo Arcaro la linea giovane di Jean Paul Gaultier varrà un fatturato di oltre 200 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Tra l'altro Calvin Klein jeans e Guess, sono due licenze ultradecennali, che garantiscono un business di lunga durata al gruppo. Si aggiunge, nota non di poco conto, la solidità finanziaria della famiglia Frattini, a cui fa capo Fingen, attiva soprattutto nel business immobiliare.
Le licenze la dicono lunga su quanto l'industria italiana della moda sia unica a livello internazionale. Gli italiani producono il lusso di tutto il mondo: solo per i cugini francesi producono su licenza il 70% dell'abbigliamento donna, il 90% di quello maschile, l'80% delle calzature, il 30% della pelletteria e l'80% degli occhiali (stime Pambianco Licensing). E' evidente che se i francesi hanno dalla loro i grandi gruppi, gli italiani hanno ancora una grande industria del lusso.
Vedi tabella che segue

Estratto da Affari & Finanza del 7/06/04 a cura di Pambianconews


