Fashion Box il gruppo di Asolo cui fa capo il marchio Replay, è un esempio di made in Italy o forse sarebbe meglio dire made in Nord-est, che funziona e che non teme più di tanto la concorrenza dei Paesi asiatici o il supereuro. Attilio Biancardi amministratore delegato di Fashion Box, spiega: «Nel 2003 il fatturato ha superato 200 milioni di euro: il 60% viene dall'estero anche se il 65% della produzione è fatta in Italia. Il supereuro, prosegue Biancardi, non ci ha certo aiutati ma la nostra forza è essere presenti su molti mercati. E un po' come avere un portafoglio titoli diversificato: il peggior andamento su un mercato viene compensato su altri».
Il 35% della produzione non realizzata in Italia è stata delocalizzata in Romania Turchia Cina e Bangladesh. «In questi Paesi produciamo soprattutto la linea casual. Comunque, spiega l'ad di Fashion Box, la qualità, professionalità, affidabilità delle fabbriche cinesi ad esempio, è migliorata moltissimo negli ultimi anni».Con i marchi, Replay. Repla&Sons We Are Replay ed E-Play, produce abbigliamento uomo, donna e bambino coprendo tutte le fasce di età ma il target principale sono i consumatori giovani: ecco perché il mercato più promettente è il Brasile. «Un Paese in cui il 30% della popolazione, dice Biancardi ha meno di 15 anni. Non solo l'82% dei brasiliani vive in grandi agglomerati urbani. E il Paese tra quelli del Sud America è uno dei più stabili dal punto di vista politico».
Nel 2003 sono stati inaugurati tre negozi monomarca in Brasile, a San Paolo, Rio e Kuritiba e per quest'anno sono in programma altre aperture. «L'unica difficoltà restano i dazi che il Governo brasiliano applica a tutte le merci importate. Per questo nell'ottobre 2003 abbiamo aperto una nostra società di diritto brasiliano» dice Biancardi.
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Estratto da Il Sole 24 Ore del 20/05/04 a cura di Pambianconews


