Erano circa duecento milioni di euro a gennaio di due anni fa. Sono diventati 403 milioni a marzo scorso. Continua a crescere il valore finanziario del made in Italy venduto in Cina, al punto che in base ai dati più recenti di Eurostat il Paese ha appena superato (di soli dieci milioni di euro) anche la Francia. In Europa solo la Germania fattura di più nell'Impero di mezzo: 1,8 miliardi solo a marzo, con una crescita addirittura del 38% in un anno. Incide sicuramente sul risultato tedesco l'impatto della grande industria: per Volkswagen la Cina è ormai il primo mercato mondiale. E il premier Wen Jiabao ha messo a frutto il suo recente viaggio in Europa per consolidare legami di scambi che dovrebbero raggiungere i 150 miliardi con l'Unione dei Venticinque. La Repubblica popolare è così avviata a divenire il secondo partner commerciale dell'Europa dopo gli Usa.
Secondo indiscrezioni, tra Pechino e il governo tedesco sarebbe a buon punto anche l'accordo per il treno ad alta velocità che Berlino fornirebbe ai cinesi in cooperazione con Parigi. Anche con l'Italia si stanno rafforzando i legami d'affari, come emerge dai valori in piena esplosione delle importazioni dalla Cina. In marzo le vendite dalla Repubblica popolare all'Italia sono cresciute del 18% rispetto a un anno prima: in un mese, il Paese ha comprato dalla nuova tigre d'Asia beni per 853 milioni di euro. L'import da parte della Francia è salito di ben il 27%, quello da parte dell'Olanda del 37%. Ma, appunto, i dati più recenti degli scambi commerciali mostrano che anche il made in Italy (assicurato per il 60% dalle piccole imprese) torna a dare qualche segnale di vitalità nel mondo. Per la prima volta dopo la fase di stagnazione iniziata nel 2001, l'Italia fa segnare un attivo nell'interscambio commerciale con il resto del mondo: un avanzo di 713 milioni di euro nel marzo del 2004 contro un «rosso» di 428 milioni registrato nello stesso mese di un anno fa.
A dimostrazione che anche Eurolandia comincia a beneficiare della crescita rapida dell'economia mondiale in questa fase, l'export del made in Italy è salito del 9,9% in dodici mesi. Con questo «scatto» della domanda dall'estero, con buona probabilità, si spiega la crescita del prodotto lordo del primo trimestre dello 0,4% sul periodo precedente che ha colto di sorpresa gli analisti. Il valore positivo sull'export però non segnala un sicuro ritorno di competitività del sistema. Piuttosto, emerge la forte domanda proprio della Cina e dell'Asia per i beni necessari ad alimentare un boom produttivo: sono aumentate molto le vendite di «beni strumentali» (macchinari) e «prodotti intermedi» (semilavorati); sono invece rimaste un pò più indietro le produzioni tipiche del made in Italy, dal lusso alla moda. L'aumento delle vendite all'estero dei beni di consumo è infatti cresciuto sotto la media al 6,3%.
Estratto da Corriere della Sera del 20/05/04 a cura di Pambianconews


