All'Italia il primato: il Belpaese non ha rivali al mondo in quanto numero di babies fashion victim. Si comincia all'asilo con le griffe classiche, Dolce&Gabbana, Versace, Armani, Blumarine, Cavalli, acquistate dalla mamma, secondo suo gusto, per poi passare verso la fine delle elementari a scelte più autonome, Barbie, Lelly Kelly, e a marchi di tendenza. Parlando con le maison che calcano le passerelle mondiali il refrain è lo stesso: «La linea baby va benissimo», oppure, tra chi ancora non ce l'ha, la linea baby rientra tra i futuri progetti.
Le cifre confermano: «II fatturato del segmento bimbo, spiega Versace è in crescita costante, abbiamo ritirato la licenza e adesso produciamo tutto in casa, recentemente abbiamo creato una Cameo Collection da 0 a 2 anni. I nostri traini sono i figli di Banderas o di Madonna». La linea Cavalli Angels e Devils prodotta dal gruppo Simonetta nel 1993 ha aumentato le vendite del 30 per cento rispetto all'anno precedente, nonostante i prezzi decisamente alti: «Ci concentriamo sulla fascia di età 0-10 anni, spiega l'amministratore delegato Roberto Stronati poi perdiamo i ragazzini che iniziano a scoprire altri esempi da emulare».
Tra il 2003 e l'anno precedente Spazio Sei, produttore di marchi come Parrot e Les Parrotines e licenziatario per Byblos ha raddoppiato il fatturato raggiungendo 30 milioni di euro. «Abbiamo fondato Spazio Blu per la produzione di Miss Blumarine, spiega l'amministratore unico Franco Ferrari: un trionfo».
Estratto da Affari & Finanza del 19/04/04 a cura di Pambianconews


