A pensarci bene non poteva che finire così, con un'alleanza tra pari. E, infatti, per intraprendere la sfida che da anni stuzzica la sua creatività, quella degli hotel extralusso con filosofia e stile di vita targato Armani, Re Giorgio (come lo chiamano nel mondo della moda) ha evitato le avances di alcune tra le principali catene internazionali e si è alleato con lo Sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum, il cinquantaquattrenne principe ereditario di Dubai. Un accordo da oltre un miliardo di dollari per aprire dieci hotel di lusso e quattro resort entro i prossimi sette anni sotto il brand Armani Luxury Hotel and Resorts. I dettagli della partnership non sono noti, ma la quasi totalità dell'investimento immobiliare sarà a carico di Emaar Properties, che fa capo allo Sceicco Mohammed ed è guidata da Mohammed Ali Alabbar suo uomo di fiducia. Quotata in Borsa a Dubai, Emaar è una protagonista della riconversione al turismo dell'Emirato con almeno una decina di grandi progetti immobiliari per investimenti nell'ordine della ventina di miliardi di dollari. Tra questi, Buri Dubai, un complesso ancora da costruire che aspira a essere il più alto grattacielo al mondo e che ospiterà l'Armani Hotel Dubai.
Intanto in casa Armani si dice solo che il gruppo contribuirà in termini di risorse umane e know-how: gli aspetti patrimoniali restano riservati. Certo, sarà interessante vedere come a Dubai l'eccesso opulento tipicamente arabo si fonderà con l'essenzialità di Armani. Comunque sia, ci sono pochi dubbi che a Dubai, ma anche a Milano, Londra, Parigi, New York, Tokyo, Shanghai e nelle altre città che si aggiungeranno alla lista, gli Armani Hotel diventeranno un polo d'attrazione per turisti amanti dello shopping. E ci sarebbe da stupirsi se l'accordo non prevedesse all'interno di ogni albergo la presenza di negozi, a gestione diretta della maison milanese, per la vendita di prodotti a marchio Armani.
I multi-concept sono in linea con una strategia d'integrazione verticale che ha portato Armani a internalizzare tutte le funzioni, dal design alla produzione, alla distribuzione, alla vendita. Quest'ultima avviene quasi esclusivamente in negozi di proprietà. Il che fa di Giorgio Armani un investitore immobiliare di un certo rilievo. Tanto che quando a fine 2002 alcune delle proprietà immobiliari furono scorporate e attribuite alla controllata Immobiliare Borgonuovo, il valore stimato fu di circa 400 milioni. Ma è intuibile come allargando la filosofia multi-concept degli Armani Store e aggiungendo spazi comuni e un centinaio o più suites il risultato sia un Armani Hotel. Tanto che molti hanno iniziato a ipotizzare che proprio Via Manzoni 31 possa essere la sede di Armani Hotel Milano. «Con l'eccezione di Dubai, le location dei singoli hotel non sono ancora state decise», si sostiene nella sede del gruppo. Vaghe anche le risposte sulla possibilità che per qualcuno degli hotel possano essere utilizzati alberghi esistenti e su quando e quale sarà il primo Armani Hotel a essere inaugurato.
E gli altri? Anche loro sulla stessa pista? Ci crede Donatella Versace che, dopo l'apertura del resort Palazzo Versace (gold coast australiana, vicino Brisbane), ha recentemente confermato che l'esperimento avrà un seguito. Non è chiaro se sempre con lo stesso partner l'australiana Sun Land, o in compagnia di nomi più noti. Mentre Francesco Trapani, il chief executive di Bulgari, ha siglato un accordo con l'americana Mariott per realizzare sette hotel: il primo aprirà in primavera. Dove? A Brera, centro di Milano. A due passi da Armani.
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Estratto da Sette-Corriere della Sera del 4/03/04 a cura di Pambianconews


