Il 2003 è stato davvero duro per il mondo della moda e dei beni di lusso. In un clima di conflitto aperto, recessione economica e Sars, le persone si sono mostrate comprensibilmente riluttanti a spendere il proprio denaro, eccezion fatta per le prime necessità. Ora, l'ottimismo sta tornando fra i consumatori, ma pare chiaro che l'andamento delle loro spese sarà molto differente rispetto ai giorni inebrianti che hanno preceduto il crollo della borsa. I tardi anni Novanta sono stati caratterizzati da un desiderio di frivolezza e gratificazione istantanea. I marchi sono stati assolutamente preponderanti sia nel vestiario che negli accessori, ogni marchio ha fatto l'impossibile per assicurarsi la collocazione dei propri prodotti all'interno di film di successo, mentre le riviste erano piene di tendenze in rapidissima evoluzione. Quando inizierà la ripresa, il consumatore sarà più cauto e più selettivo, ritenendo in cuor suo che il lusso possa essere qualcosa di più di una tendenza transitoria. In futuro, qualità, abilità realizzativa e un effettivo valore saranno la chiave per determinare gli acquisti.
L'acquisto di prodotti di moda e articoli di lusso sarà più un investimento a lungo termine che una risposta a uno stimolo a breve termine, come poteva essere, qualche tempo fa, l'acquisto della borsa del momento. Ritengo che si porrà una notevole enfasi sul valore: avranno successo stilisti e atelier che realizzeranno e offriranno capi, accessori e prodotti in genere che verranno percepiti come davvero degni della spesa, a prescindere dal loro reale costo. Automobili, abiti, accessori, orologi, ogni oggetto dovrà giustificare il proprio prezzo di acquisto. Diventerà sempre più difficile vendere qualcosa solo perché ha l'etichetta di uno stilista.
Le grandi aziende, dopo aver fagocitato moltissime piccole case di moda, dovranno trovare modi alternativi per differenziare le proprie linee. I consumatori, infatti, sospettano già che la globalizzazione conduca a un'omogeneizzazione dei prodotti. Io rappresento un caso inusuale perché possiedo ancora il 100 per cento della mia azienda e quindi posso prendere le decisioni che voglio con rapidità e indipendenza. Questo significa che le mie collezioni sono guidate da una visione creativa costante. Ritengo che i miei clienti comprendano cosa rappresentano le mie varie collezioni e che sia importante rimanere fedele alla mia filosofia.
Estratto da La Stampa del 23/12/03 a cura di Pambianconews


