Passare dalla fase della delocalizzazione ‘’selvaggia’’ dell'ultimo decennio a un vero processo di internazionalizzazione: l'obiettivo è condiviso da tutti i rappresentanti dell'industria e della politica che si sono confrontati ieri a Trieste commentando i risultati dell'indagine della Fondazione Nord Est sui nuovi modelli delle imprese del Triveneto.
«I nuovi mercati rappresentano per le imprese italiane grandi opportunità ma anche grandi rischi» ha affermato Innocenzo Cipolletta, responsabile scientifico di Fondazione Nord Est. Negli anni 90 le piccole e medie industrie del Triveneto avevano puntato soprattutto a delocalizzazioni nei Paesi dell'Europa centro-orientale, in virtù del basso costo del lavoro. Ma oggi quei Paesi si stanno avviando alla piena integrazione nell'Unione europea e, quindi, anche in quelle aree assumeranno sempre più importanza l'innovazione, l'efficienza dell'organizzazione. Cosi contestualmente le imprese dovranno proiettarsi anche sui mercati di Asia e Sud America.
«Basti pensare, ha ricordato il governatore della Regione Friuli Venzia Giulia, Riccardo Illy che in questi dieci anni grazie alle innovazioni introdotte nel campo del sistema marittimo il costo di una spedizione dalla Cina in Italia è inferiore a quello via terra dalla Romania». Un fattore che si somma alle potenzialità interne dei mercati emergenti.
Per le imprese italiane dunque sembrano essere queste le ‘’nuove frontiere’’.
«Creare consorzi di imprese per superare gli individualismi» suggerisce Giovanni Fantoni, presidente degli industriali di Udine. «Una politica nazionale tarata sull'integrazione della distribuzione, del marchio, della logistica in modo da creare maggiore collaborazione tra sistemi di impresa» indica Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds.
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Estratto da Il Sole 24 Ore del 2/12/03 a cura di Pambianconews


