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Chi ci copia è perduto

Di pbadm
03 Ott 2003

Non copiano solo i cinesi. I grandi imitatori del pianeta sono, spesso, solo gli esecutori di ordini che vengono dal cuore del mondo occidentale. E la moda è il settore più preso di mira. Tutto ciò che è trendy è a rischio: visto, fotografato e avviato alle fabbriche del #'pronto moda'', si ritrova tradotto in mille oggetti che evocano la griffe. é sempre successo. Ora però il fenomeno è stato promosso su scala industriale e globale. «Perché grandi catene come Zara e H&M vanno alla grande? Perché copiano. Ma quali miracoli imprenditoriali! Vogliamo dire una buona volta che se hanno successo è merito di noi stilisti che gli diamole idee?». Stefano Gabbana, che in coppia con Domenico Dolce ha fondato la maison più invidiata del settore per via della sua crescita vertiginosa, è su tutte le furie. E stufo di vedere San Babila invasa da capetti che evocano, alludono o imitano spudoratamente ciò che loro, nel quadrante dell'alta moda via Spiga-via Sant'Andrea-via Montenapoleone-corso Venezia, mettono in vetrina con il loro marchio.

Voi siete particolarmente presi di mira?

«Sì, ma non capita solo a noi. Dovremmo pretendere delle royalties da questi signori».

Ma essere molto copiati è anche segno di successo…

«è vero, lo diceva Coco Chanel. Quello che non sopporto è che facciano strada rubando le idee altrui, ma questo nessuno lo ammette».

Anche i drogati delle griffe, insomma, due conti se li fanno. A proposito: la recente crisi del mercato ha obbligato l'alta moda a qualche ripensamento sui prezzi. Avete limato anche voi?

«La metterei in questi termini: gli acquirenti non sono scemi. Anzi, il pubblico è molto furbo, e se non hai il prodotto al giusto prezzo non vendi. I jeans a 800 euro, non c'è griffe che tenga restano in vetrina. A 200 li vendi di sicuro. Ma puoi vendere una giacca o una camicetta a 1.200 euro».


Voi avete rivisto la vostra politica dei prezzi?

«Non nel senso che abbiamo tagliato i listini. Ma stiamo certamente più attenti a livello industriale e organizzativo a contenere i costi per uscire sul mercato con prodotti e fasce di prezzo bilanciate. In pratica, si è fatto più stretto il rapporto con chi confeziona i capi: se i dettagli che non si vedono possono far salire il prezzo, li eliminiamo».



Come prevedete che si chiuderà per voi quest'anno terribile per i consumi?
«Sarà meno nero che per gli altri. Noi ci stiamo salvando. Certo, non potremo avere i tassi fortissimi di crescita dell'anno scorso, le vendite in Europa vanno bene, e anche quelle in Oriente. Così così invece negli Usa, anche se si registra un ritorno dei consumatori sul mercato».


E allora cos'è che non va?

«Che gli acquisti per la prossima stagione, quella dell'estate 2004,sono stati fatti cinque o sei mesi fa, quando i buyers vedevano nero. Quindi si sono tenuti stretti negli ordini. La merce in arrivo sul mercato americano sarà inferiore alle richieste».

Vedi tabella che segue


Estratto da L'Espresso del 3/10/03 a cura di Pambianconews

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